Il 1948 e la svolta in Sicilia e in Calabria

di Antonella Freno

 

E’ in libreria l’ultimo saggio di Mario Avagliano e Marco Palmieri, intitolato “1948. Gli italiani nell’anno della svolta”, edito da il Mulino, che prende in esame la pesante eredità del 1948 nella storia d’Italia, ricostruendo il clima del tempo attraverso i diari, le lettere, le interviste, le relazioni delle autorità amministrative e di pubblica sicurezza, le carte di partito, una varietà di documenti internazionali, il resoconto dei giornali dell’epoca.

Con un piacevole piglio narrativo, vengono ricostruiti gli accadimenti regione per regione, molti dei quali sconosciuti, con un’attenzione particolare a Calabria e Sicilia. In quell’anno cruciale, le prime elezioni politiche della Repubblica vengono fissate il 18 aprile, dopo il Referendum e l’elezione dell’Assemblea costituente del 1946. Gli schieramenti che si fronteggiano sono da un lato il Pci e il Psi riuniti nel Fronte popolare, dall’altro la Dc e i suoi alleati di governo, col supporto degli Usa e della Chiesa.

Le tensioni che accompagnano l’estromissione dei comunisti e dei socialisti dal Governo, avvenuta l’anno prima, non sono solo di natura politica e ideologica. Uno dei principali problemi è il costo della vita, mentre la spesa pubblica crescente per finanziare i primi interventi di ricostruzione inizia a gravare considerevolmente sul deficit. I lavori pubblici non riescono a incidere sull’alto tasso di disoccupazione.

In questo quadro, gli elettori sono oltre 29 milioni. Ne deriva, per i partiti in lizza, la necessità di organizzare una campagna elettorale moderna, con l’impiego di ingenti risorse, l’utilizzo di svariati mezzi di comunicazione quali comizi, manifesti, volantini, lettere, giornali, trasmissioni radiofoniche, produzioni cinematografiche. I temi economici, ed in particolare la paura di essere esclusi dagli aiuti americani per la ricostruzione, sono centrali nel dibattito. Un rapporto dei carabinieri della Sicilia conferma l’efficacia del tema: «Particolare importanza è stata attribuita alla decisione dell’America di negare all’Italia gli aiuti promossi col piano Marshall in caso di vittoria del Fronte democratico popolare».

Ma è soprattutto la chiesa cattolica a scendere in campo pesantemente al fianco della Dc. In Calabria il clero cerca di strappare alle sinistre il monopolio della rappresentanza del disagio nelle campagne. Su iniziativa dell’Arcivescovo di Reggio Calabria Antonio Lanza, viene lanciata la Lettera Collettiva dell’episcopato dell’Italia meridionale, un grido accorato in difesa degli ultimi. A Pasqua, in molti paesi, «tutti coloro i quali militavano nel Partito comunista e socialista non poterono veder benedette le loro case», denuncerà l’ex ministro Fausto Gullo alla Camera dopo il voto.

In Sicilia lo scontro politico è motivo anche di omicidi di stampo mafioso per tre sindacalisti socialisti: Epifanio Li Puma, Placido Rizzotto e Calogero Cangelosi. Nell’isola, si legge in un rapporto del Pci locale, si pone il problema «della difesa delle libertà democratiche. L’offensiva poliziesca, del clero e della mafia è sistematica e ben coordinata».

Lo scontro politico del 1948, che ha una coda nell’attentato a Togliatti il 14 luglio, con il successivo sciopero in tutto il Paese e il rischio di guerra civile, assume le sembianze di una radicale e ultimativa scelta di campo, tra opposti inconciliabili: democrazia-comunismo, Usa-Urss, capitalismo-anticapitalismo, cattolicesimo-ateismo. L’iniziativa editoriale di Avagliano e Palmieri fa luce, in maniera significativa, su personaggi ed avvenimenti che hanno reso il 1948 l’anno più significativo della storia del Paese, fornendo una chiave di lettura inedita e preziosa.

(Gazzetta del Sud, 7 febbraio 2018)

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