Storie – Il 25 aprile a Roma, la targa sulla banda Koch e gli applausi scroscianti al passaggio della Brigata Ebraica

di Mario Avagliano

25 aprile 2012, Roma. Appunti su un giorno da ricordare, di festa pacifica e di Memoria. Nonostante i manifesti anonimi affissi dai neofascisti sui muri della capitale, che riproducono la foto dell’estate del 1944 di Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa che passano in rassegna, a Milano, l’VIII Brigata Nera “Aldo Resega”, con uno slogan tratto da un verso de “La locomotiva” di Francesco Guccini (“Gli eroi son tutti giovani e belli”) e la dedica “Ai ragazzi di Salò”. Guccini, dal canto suo, ha subito preso le distanze: “Hanno offeso e tradito la mia canzone”.

Fotogramma numero uno. Arco di Costantino, ore 10, partenza del corteo del 67° anniversario della Liberazione. In testa ai manifestanti, appena dietro gli ex partigiani, spiccano lo striscione e le bandiere inneggianti alla Brigata Ebraica, che combatté in Italia al fianco dei soldati Alleati e delle truppe italiane del Gruppo di Combattimento “Friuli”, con il quale fu protagonista dello sfondamento della linea gotica nella vallata del Senio.
Fotogramma numero due. Porta San Paolo, ore 11: il presidente dell’Anpi provinciale Vito Francesco Polcaro dedica un lungo passaggio del suo intervento alla Brigata Ebraica, applauditissimo da tutta la piazza. Non c’è ombra di contestazione, a differenza degli anni scorsi.
Fotogramma numero tre. Via Principe Amedeo, ore 13. La sezione Anpi "Don Pietro Pappagallo" Esquilino-Monti-Celio, dopo una battaglia di civiltà durata oltre due anni, appone finalmente nella strada la targa di commemorazione dei patrioti e degli antifascisti caduti, incarcerati o torturati nella "Pensione Oltremare" per mano della famigerata banda Koch. L'inaugurazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Municipio Centro Storico, che ha dato l'autorizzazione ad installare la targa sul marciapiede di fronte al portone d'ingresso del numero civico 2 del palazzo che ospitava il carcere della banda fascista, superando così il diniego del condominio. Sotto la targa viene deposto un mazzo di fiori rossi con un biglietto dell'Anpi: "È questo il fiore del partigiano...".

(L’Unione Informa, 1° maggio 2012)

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Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani

A sessant'anni da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana di Malvezzi e Pirelli, Einaudi propone una nuova emozionante antologia: la piú grande epopea della nostra storia raccontata dalle voci dei suoi ultimi protagonisti.
Il libro si chiama Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani (pp. 332, euro 18), ed è curato da Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi. Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce.
Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi. Come ha scritto Paola Doriga su la Repubblica: “Le loro storie sono la nostra memoria. Le storie dei nostri nonni, che ci hanno raccontato quando magari non avevamo voglia di ascoltare, e che adesso non sappiamo dire quanto ci dispiace non potere più ascoltare. Le storie dei nostri nonni o dei nonni che ci siamo scelti, arrivate con una parola, con un libro, con una canzone”.


La prefazione di Andrea Liparoto – Responsabile comunicazione ANPI Nazionale:

“Le pagine che avete davanti sono indirizzate ai giovani.
A loro i partigiani raccontano, a loro intendono affidare così un “testimone” che sia forza di futuro, continuità di sogno e impegno per realizzarlo: un Paese di persone uguali nei diritti e libere. L’Italia della Costituzione, eredità immensa e imprescindibile della Resistenza.
Per tutto ciò l’ANPI ha convintamente aderito alla proposta di Einaudi di collaborare a questo progetto editoriale, attivando memoria e “antica” responsabilità degli ultimi protagonisti viventi della guerra di Liberazione, prontamente disponibili a ripercorrere strade e lotte straordinarie. Proprio per loro, per i ragazzi e le ragazze di oggi. In tanti, con la svolta del Congresso di Chianciano Terme del 2006 – che ha aperto le porte dell’A.N.P.I. anche ai non partigiani – sono entrati a far parte della nostra Associazione. Oggi su un totale di quasi 130.000 iscritti, i giovani tra i 18 e i 30 anni sono circa 25.000. La loro è una ricerca pressante di valori forti e limpidi su cui investire giorni e speranze. Hanno voglia di fare ed esserci. Di costruire, e partecipare.
Ci piace, perciò, pensare a questo libro come a una “piazza delle radici” dove dare appuntamento ai giovani.
Per intrattenerli e per incoraggiarli.
E offrire un sentiero”.


Ecco di seguito alcuni stralci dell’antologia:

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«Ai ragazzi nelle scuole dico: - Guardate, sono rimasto solo io. Allora diventano piú interessati ancora. Io sono l'ultimo».
Marcello Masini «Catullo», Firenze, 1925, artigiano
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«Ventisette anni dopo, una sera del 1971, sento suonare il campanello di casa. Era un tedesco. Dice che ha piacere di parlare con un comandante partigiano. Lo riconosco. E dopo un momento, gli dico: - Lei ha ucciso mio padre».
Carlo Varda «Charles», Chiomonte (Torino), 1925, ferroviere

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«Alla mattina ho visto una cassa da morto. Allora mi hanno detto: - Guarda che dobbiamo farti il funerale. Era l'unico modo per portarmi all'ospedale. Avevo un bastoncino per alzare il coperchio. Ma ad Alpignano i tedeschi hanno fermato il carro funebre».
Cesare Mondon «Rino», Collegno (Torino), 1923

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«Si chiamava Giambattista, ma il suo nome di battaglia era "Fifa", anche se era coraggiosissimo. È morto nel 1944, a ventitre anni. L'ho saputo sei mesi dopo, a primavera, quando la neve si sciolse sul Monte Caio e il corpo fu ritrovato. Gli porto ancora i fiori. Dev'essere stato importante per me, se mentre ne scrivo me lo rivedo davanti agli occhi. L'unico nostro bacio è stato d'addio».
Anita Malavasi «Laila», Reggio Emilia, 1921, studentessa

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«Ai ragazzi dico questo. Pensate le cose impensabili. Si può sopravvivere a una guerra. Si può saltare un cancello alto alto con delle lance acuminate in cima e resistere a un tempo che vuole scambiare la giovinezza con la fame e la morte. Si può scappare dai campi di concentramento in Germania usando un filo di ferro. Si può ritornare a casa quando tutto sembra distrutto e perduto e ricominciare da capo. E sapere, sul treno di ritorno, con le macerie che passano dai finestrini, che a casa ti stanno aspettando tua moglie e tua figlia».
Ferruccio Mazza, Ferrara, 1921, operaio

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«A novantanove anni, ogni tanto, tendo a cadere. Perdo l'equilibrio e cado. E va bene. Però questa è stata la mia vita e io l'ho vissuta intensamente e con entusiasmo, soffrendo, amando e lottando. E ho continuato a fare. Se no, come si fa?»
Giovanna Marturano, Roma, 1912, studentessa

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«In bicicletta si farà un giro di Pisa lasciando una rosa sopra ogni targa. È sempre difficile trovare gente per le commemorazioni, perché da noi gli eccidi piú grandi sono avvenuti d'estate. Ma io credo che qualcuno verrà».
Giorgio Vecchiani «Lungo», Pisa, 1926, impiegato

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Il 25 aprile è morto? Gli storici: ma è su quei valori che si basa l'Italia di oggi

di Mario Avagliano

La Resistenza resta “un valore fondante” della nostra Repubblica. Nell’anno del settantesimo dell’inizio della guerra di Liberazione, che sarà celebrato l’8 settembre, il giudizio della storiografia italiana è che il 25 aprile sia ancora oggi una festa di tutti gli italiani, nonostante le dichiarazioni liquidatorie di Beppe Grillo, il successo di libri come quelli di Giampaolo Pansa sulle violenze partigiane o il clamore suscitato dal saggio Partigia (Mondadori) di Sergio Luzzatto su Primo Levi e un episodio nero della Resistenza in Valle d’Aosta.
“In tutti i Paesi ci sono delle feste nazionali che unificano tutta la popolazione. Per l’Italia è la liberazione dal fascismo e dal nazismo. È assurdo che ogni anno ci si debba porre il problema dell’attualità di questa data. Nelle altre Nazioni non è così”, protesta Elena Aga Rossi, la storica italiana che più di ogni altro ha analizzato i fatti dell’8 settembre. “Il 25 aprile è la celebrazione di uno sforzo di rinascita nazionale che in sostanza è riuscito. Non dimentichiamo che se non abbiamo avuto il trattamento della Germania, è proprio perché non siamo rimasti inerti di fronte all’occupazione tedesca e alla restaurazione del fascismo, incalza Alberto Melloni, storico di area cattolica. “L’Italia di oggi e la stessa Costituzione hanno le loro basi nel 25 aprile e nella guerra di Liberazione. Se avessero vinto Mussolini e Hitler, non saremmo qui”, aggiunge Anna Foa, storica ebrea tra le più sensibili.
“La Resistenza è una festa di tutti, se la si identifica non con una parte politica, minore o maggiore, ma con tutti coloro che, a vario titolo e in varie forme, lottarono contro i nazifascisti”, avverte Emilio Gentile, uno dei massimi storici italiani del fascismo.
Altro discorso è quello dell’appeal che ha oggi il 25 aprile sull’opinione pubblica. L’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, in questi anni ha moltiplicato gli iscritti, aprendo le porte a decine di migliaia di giovani e anche le manifestazioni di ieri in tutta Italia hanno fatto registrare un’ampia partecipazione. Ma nel corpo della società italiana “la guerra di liberazione non gode di buona salute ed è denigrata da molti”, si rammarica lo storico piemontese Alberto Cavaglion, autore tra l’altro di un pamphlet intitolato La Resistenza spiegata a mia figlia: “Sono abbastanza avvilito. Colpa anche della storiografia, che ha dedicato sempre meno attenzione a questo tema, lasciando il campo a Pansa e ai suoi epigoni”.
Uno dei motivi principali della “crisi” della Resistenza nell’immaginario collettivo è la narrazione eroica e a senso unico che ne è stata fatta nel dopoguerra. “La rappresentazione dei partigiani come angioletti puri e candidi ha procurato danni enormi”, sostiene Cavaglion. È stato dunque “giusto e opportuno il lavoro storiografico volto a descrivere luci ed ombre di questo evento, appoggiato e sostenuto dai più alti livelli istituzionali, come il presidente Napolitano”, sottolinea Eugenio Di Rienzo, storico di area liberale.
Bisognava “togliere alla Resistenza l’alone leggendario”, dice Emilio Gentile. Per questa via è stato possibile allargare il campo degli studi al di là dei fazzoletti rossi dei partigiani in montagna e nelle città, raccontando anche le vicende degli altri filoni del movimento di liberazione (la Resistenza militare, gli Imi, i deportati politici) e i limiti e gli errori della guerra partigiana, compresi gli atti violenti nei confronti dei vinti e degli stessi compagni di lotta.
Vicende come la strage di Porzus e i fatti di sangue del dopoguerra, però, non mettono in discussione il giudizio su quella pagina di storia nazionale. “Tutte le Resistenze sono violente. La guerra è guerra. La ricerca storica deve indagare a 360 gradi quel periodo, senza reticenze e senza tabù”, avverte Elena Aga Rossi. “Le violenze della guerra civile, di cui parlò già nel 1991 Claudio Pavone, non possono certo oscurare il significato della presa di distanza degli italiani dal fascismo”, taglia corto Melloni. “Né tolgono valore al sacrificio di chi lottò per la libertà del nostro Paese”, aggiunge Gentile.
Gli storici, invece, sono contrari a mettere sullo stesso piano partigiani e ragazzi di Salò. “Non è possibile una memoria condivisa perché c’era una differenza sostanziale tra chi deportava gli ebrei e chi combatteva i nazisti”, spiega Anna Foa. Tuttavia, la storia della Rsi va studiata con maggiore oggettività. “Per troppo tempo – dice Elena Aga Rossi – si è affermato che i fascisti erano tutti criminali e i partigiani tutti Santi. In realtà non era così. Accanto agli eccidi, alle delazioni, agli episodi di complicità con i nazisti, ci sono stati casi di fascisti di Salò che hanno aiutato gli ebrei o hanno aderito alla Rsi non per motivi ideologici ma soltanto per sopravvivere a quei tempi oscuri”.
E le dichiarazioni di Grillo sulla morte del 25 aprile? “Dubito che Grillo e i grillini abbiano memoria storica. Non vale la pena di parlarne”, si inalbera Anna Foa. “Dire che questa data è morta, ferisce la coesione civile del nostro Paese, proprio in un momento in cui il 25 aprile non divide più gli italiani”, argomenta Di Rienzo. E Cavaglion lancia un appello: “Chi ha a cuore la Resistenza, deve esprimere preoccupazione per come si presenta e agisce questo movimento nel nostro Paese. Non voglio esagerare, ma in questo populismo vedo in nuce i germi di un nuovo fascismo”.

(Il Messaggero e Il Mattino, 26 aprile 2013)

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Donne e uomini della Resistenza italiana: 2.878 biografie, regione per regione

Migliaia di ritratti delle donne e degli uomini dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione sul sito dell'Anpi nazionale. La più importante rassegna di biografie di antifascisti (2.878 al momento) esistente in rete, realizzata grazie al lavoro, alla passione e alle ricerche di Fernando Strambaci, giornalista, che a suo tempo fu giovanissimo sappista. 
Nella galleria, che ovviamente è una raccolta parziale, che viene incrementata periodicamente, sono comunque comprese tutte le Medaglie d’oro al valor militare della guerra di Liberazione, diciannove delle quali sono state conferite a donne. E' possibile effettuare la ricerca anche regione per regione.
"Queste biografie - si legge nel sito dell'Anpi - sono un omaggio a tutti coloro che in ogni tempo e in ogni condizione seppero mettere i valori della libertà e della democrazia al di sopra di ogni cosa, persino della incolumità propria e dei propri cari".
 
 
Il dabase dell'Anpi Roma (antifascisti e partigiani italiani, partigiani romani) -  a cura di Mario Avagliano
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Resistenza italiana, una bibliografia

a cura di Mario Avagliano e Gabriele Le Moli
 
Ecco una bibliografia dei testi più importanti relativi alla Resistenza italiana, nei suoi vari aspetti generali: storia, lettere e diari, memoria, immagini, documenti, letteratura, cinema, fumetto. Se ne volete segnalare qualcun altro, utilizzate l'opzione commento. Grazie.
 
Enciclopedie
    · AA.VV.Dizionario della ResistenzaPersonaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008
    · AA.VV.Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voll. I-VI, Edizioni La Pietra, Milano-Roma 1968-1989
   · Collotti E. - Sandri R. - Sessi F.Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001
   · Rendina M., Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Funo 1995

Resistenza
· AA.VV.Dalla Resistenza alla Costituzione. Unità didattiche, percorsi tematici, schede di lettura e di ricerca per le scuole, Nuovagrafica, Modena 1995
· AA.VV., Donne nella Resistenza. Una ricerca in corso, In "Italia contemporanea", n. 200, pp. 477-492, 1995
· AA.VV., Il Libro dei Deportati. I deportati politici, vol. 1, Mursia, Milano 2009
· AA.VV., La Resistenza delle donne, In Dialogo, 2010
· AA.VV.Missioni alleate e partigiani autonomi, L'arciere, Cuneo 1980
· AA.VV.Prigionieri in Germania. La memoria degli ex internati militari, Il filo di Arianna, Bergamo 1990
· AA.VV.Ribelli per amore. I cattolici e la Resistenza, Rubettino, 2007
· Addis Saba M.Partigiane. Tutte le donne della Resistenza, Mursia, Milano 1998
· Affinati R.Partigiani italiani (1943-1945), Chilemi, 2009
· Amico Nemico. Italia e Germania: immagini incrociate tra guerra e dopoguerra, atti del convegno, in "Storia e memoria", n. 1, pp. 7-147, 1996
· Anselmi T.Bella ciao. La Resistenza raccontata ai ragazzi, Biblioteca dell'immagine, 2004
· Avagliano M. - Le Moli G.Muoio innocente. Lettere di caduti della Resistenza a Roma, Mursia, Milano1999
· Avagliano M.Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945, Einaudi, Torino 2006
· Avagliano M. - Palmieri M.Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945, Einaudi, Torino 2011 (capitolo sulla Resistenza degli ebrei)
· Avagliano M. - Palmieri M.Gli Internati Militari Italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945, Einaudi, Torino 2009
· Avagliano M.Sud, la Resistenza dimenticata, in "Patria Indipendente", n. 4, 25 aprile 2001
· Bartolini A.Per la patria e la libertà. I soldati italiani all'estero nella resistenza, Mursia, Milano 1986
· Bartolini A. - Terrone A.I militari nella guerra partigiana in Italia 1943-1945, Sme Ufficio Storico, Roma 1998
· Battaglia R. - Garritano G., Breve storia della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma 2007
· Battaglia R., Storia della Resistenza italiana, Einaudi, Torino 1964
· Bendotti A. - Bertacchi G.Memoria, mito e autorappresentazione nel dopoguerra: i partigiani, i prigionieri, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 45, pp. 5-27, Bergamo 1996
· Bendotti A. - Valtulina E.Internati, prigionieri, reduci. La deportazione militare italiana durante la seconda guerra mondiale, Stamperia Stefanoni, Bergamo 1997
· Bendotti A.Resistenza. Gli studi e le memorie, in "Settegiorni", 25 aprile 1999, Bergamo 1999
· Binachini A. - Lolli F.Letteratura e Resistenza, Clueb, Bologna 1997
· Bocca G., Storia dell’Italia partigiana, Laterza, Bari 1966
· Bonardi P., Scambi di prigionieri-ostaggi durante la lotta di liberazione, 1989-1990
· Bonfanti G.La Resistenza. Documenti e testimonianze, Ed. la Scuola, Brescia 1976
· Bontempelli M.La Resistenza italiana. Dall'8 settembre al 25 aprile. Storia della guerra di liberazione, Cuec editrice, 2006
· Bruzzone A.M - Farina R., La Resistenza taciuta, La Pietra, Milano 1976
· Calamandrei P., Uomini e città della Resistenza. Discorsi, scritti ed epigrafi, Laterza, Bari 2006
· Caruso F.Carabinieri d’Italia. Esempi, martirio, gloria, Hoepli, Roma 1948
· Casadio G.La guerra al cinema. I film di guerra nel cinema italiano, Longo Editore, Ravenna 1998
· Cavaglion A.La Resistenza spiegata a mia figlia, L'Ancora del Mediterraneo, 2008
· Cazzullo A.Viva l'Italia! Risorgimento e Resistenza: perché essere orgogliosi della nostra Nazione, Mondadori, Milano 2010
· Ceschin D.Biblioteca antifascista. Letture e riletture della Resistenza, Istresco, 2006
· Ceva B.5 anni di storia italiana (1940-1945), Comunità, Milano 1964
· Chessa P.Guerra civile 1943-1945- 1948. Una storia fotografica, Mondadori, Milano 2005
· Chiarini R.25 aprile. La competizione politica sulla memoria, Marsilio, 2005
· D'Alessandro S.Ausiliarie e partigiane, due mondi diversi, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 47, pp. 47-70, Bergamo 1997
· Dal Pra M.La Guerra partigiana in Italia, Giunti, Firenze 2009
· Donne tra nazifascismo, guerra e Resistenza, in "Storia e problemi contemporanei", n. 24, Ancona 1999
· Donolo L.La resistenza dimenticata. I militari italiani nei lager del Terzo Reich, Debatte, 2008
· Dossetti G.Costituzione e Resistenza, Sapere 2000, 2007
· Finetti U.La Resistenza cancellata, Ares, Milano 2003
· Focardi F.La guerra della memoria. La Resistenza nel dibattito politico italiano dal 1945 ad oggi, Laterza, Bari 2005
· Fossardi R.Donne, guerra, Resistenza tra scena politica e vita quotidiana, in "Italia contemporanea", n. 199, pp. 343-347, Milano 1995
· Franzinelli M.Ultime lettere di condannati a morte e di deportati della resistenza 1943-1945, Mondadori, Milano 2005
· Fumarola A.Essi non sono morti. Le medaglie d’oro della guerra di Liberazione, Poligrafico, Roma 1945
· Gallerano N.La Resistenza tra storia e memoria, Mursia, Milano 1999
· Gamba A.Documenti sulla Resistenza italiana. I notiziari segreti del servizio informazioni dello Stato maggiore Esercito della Repubblica Sociale italiana, Apollonio, Brescia 1961
· Gaspa P.L. - Niccolai L.Per la libertà. La Resistenza nel fumetto, Settegiorni Editore, 2009
· Giacomini R. - Pallunto S.Guerra di resistenza, Errebi, Falconara 1997
· Giannini G., L’opposizione popolare al fascismo. Atti del convegno del 27-28 ottobre 1995, Centro Studi Difesa Civile, Edizioni QualeVita, Torre dei Nolfi 1996
· Ghigi G., La memoria inquieta. Cinema e resistenza, Libreria Editrice Cafoscarina, 2009
·  Giuntella V. E.Gli italiani nei lager nazisti, in "La Resistenza bresciana", n. 16, pp. 106-120, Brescia 1985
·  Grassi G.Guida agli archivi della Resistenza, Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, Roma 1983
· Hammermann G.Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945, Il Mulino, Bologna 2004
·  I civili nella Resistenza, Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, Roma 1995
· ICRS Napoli - G.i.s.c.coSchiavi allo sbaraglio. Gli internati italiani nei lager tedeschi di detenzione, punizione e sterminio, L'Arciere, Cuneo 1990
· Innocenti M.Fuggiaschi ed eroi. La lunga estate del '43, Mursia, Milano 2010
· Klinkhammer L.L’occupazione tedesca in Italia 1943-1945, Bollati Boringhieri, Torino 1993
· Lajolo L.I percorsi della democrazia. Tracce di studio su Resistenza e Costituzione, Israt, Asti 1995
· La Marina militare nella Resistenza e nella guerra di Liberazione, Stato Maggiore della Marina, Roma s.d.
· Larat F.L'idea d'Europa e la resistenza al nazismo: la testimonianza della narrativa, in "Storia e memoria", n. 2, pp. 7-97, 1997
· La Resistenza del linguaggio nell'arte italiana, Ed. De Luca, Roma1995
· La Resistenza nel cinema italiano, Isrl Genova, Genova 1995
· Legnani M. - Vendramini F.Guerra, guerra di liberazione, guerra civile, Angeli, Milano 1990
· Liucci R.La tentazione della "casa in collina". Il disimpegno degli intellettuali italiani nella crisi del 1943-1945, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 47, pp. 11-46, 1997
· Longo L.Un popolo alla macchia, Mondadori, Milano 1947
· Luti G. - Romagnoli S.L’Italia partigiana, Longanesi, Milano 1975
· Malvezzi P. - Pirelli G.Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana, Einaudi, Torino 1994
· Marchetti A. - Tassinari G., La Resistenza nella letteratura, Ed. Associazione partigiani "A. Di Dio", Milano 1965
· Mascia M., Epopea dell'esercito scalzo, Ed. Alis, Sanremo 1947
· Mazzolari P.La Resistenza dei cristiani, La Locusta, Vicenza 1965
· Medaglie d’oro alla memoria, Ministero della Difesa, Roma 1953
· Memoria e storia della Resistenza: una ricerca e un convegno, Atti del Convegno, In "Storia e memoria", n. 1, 1997
· Milan M. - Vighi F. (a cura), La Resistenza al fascismo, Feltrinelli, Milano 1962
· Minardi M.Donne, Resistenza e cittadinanza politica. Avvenimenti, passioni, emozioni, delusioni, Isr Parma-centro parità prov. PR, Parma 1997
· Mira R.Tregue d'armi. Strategie e pratiche della guerra in Italia fra nazisti, fascisti e partigiani, Carocci, 2011
· Momigliano Levi P.Storia e memoria della deportazione. Modelli di ricerca e di comunicazione in Italia ed in Francia. Atti del convegno, La Giuntina, Firenze 1996
· Montanari M.La Resistenza, Unicopli, 2008 (bibliografia ragionata della Resistenza)
· Natta A.L’altra Resistenza. I militari italiani internati in Germania, Einaudi, Torino 1997
· Oliva G.Appunti per "Una storia di tutti". Prigionieri internati, deportati italiani nella seconda guerra mondiale, Collana "Proposte di attività del Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana", Torino s.d.
· Oliva G.I vinti e i liberati 8 settembre 1943-25 aprile 1945, Mondadori, Milano 1994
· Oliva G.La resa dei conti. Aprile-maggio 1945: Foibe, Piazzale Loreto e giustizia partigiana, Mondadori, Milano 1999
· Oliva G.Primavera 1945. Il sangue della guerra civile, Giunti, Firenze 2011
· Oliva G., Storia di due anni. 25 luglio 1943/25 aprile 1945, Collana "Proposte di attività del Comitato della Regione Piemonte per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione Repubblicana", Torino s.d.
· Parisella A.Sopravvivere liberi, Gangemi Editore, Roma 1997
· Pavone C.Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1991
· Peli S.Storia della Resistenza in Italia, Einaudi, Torino 2006
· Perona G.Formazioni autonome nella Resistenza. Documenti, a cura dell'Insmli, Franco Angeli, Milano 1996
· Petacco A. - Mazzuca G.La Resistenza tricolore. La storia ignorata dei partigiani con le stellette,Mondadori, Milano 2010
· Petracchi G., Al tempo che Berta filava. Una storia italiana 1943-1948, Mursia, Milano 2011
· Piffer T., Gli Alleati e la Resistenza italiana, Il Mulino, Bologna 2010
· Poli L.Le forze armate nella guerra di Liberazione 1943-1945, Comitato Nazionale per le celebrazioni del cinquantennale della Resistenza e della guerra di Liberazione, Roma 1995
· Quarenghi E.Segni della "guerra diversa". I monumenti della Resistenza, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 43, pp. 69-81, 1995
· Quazza G.La Resistenza italiana. Appunti e documenti, Giappichelli, Torino 1966
· Rochat G. - Santarelli E. - Sorcinelli P.Linea gotica 1944. Eserciti, popolazioni, partigiani, Franco Angeli, Milano 1988
· Rogari S.Antifascismo, Resistenza, Costituzione. Studi per il Sessantennio della Liberazione, Franco Angeli, Milano 2006
· Romain R. H.I prigionieri militari italiani durante la seconda guerra mondiale. Aspetti e problemi storici, Marzorati, Milano 1985
· Sala T.Le questioni nazionali fra guerra e Resistenza: la guerra continua, in "Qualestoria", n. 1, pp. 40-50, 1985
· Salvadori M.Storia della Resistenza italiana, Neri Pozza, Venezia 1955
· Santoro G., Le medaglie d’oro al valor militare della guerra di liberazione, Roma 1989
· Sarfatti A. - Sarfatti M., Fulmine un cane coraggioso. La Resistenza raccontata ai bambini, Mondadori, Milano 2011
· Scarpelli A.Documenti. Le forze partigiane contro il Governo di Salò, La Cultura, Roma 1965
· Schreiber G.I militari italiani internati nei campi di concentramento del III Reich 1943-45. Traditi-Disprezzati-Dimenticati, Stato Maggiore dell’Esercito-Ufficio Storico, Roma 1992
· Scoppola P.25 aprile. Liberazione, Einaudi, Torino 1995
· Secchia P.Il Partito comunista italiano e la guerra di Liberazione 1943-1945. Ricordi, documenti inediti e testimonianze, in "Annali", Istituto Giangiacomo Feltrinelli, anno tredicesimo, 1971
· Secci T. e Tobia C.Scritture di guerra e contro la guerra, Editoriale Umbra, Foligno 1997
· Sémelin J.Senz’armi di fronte a Hitler. La resistenza civile in Europa, Sonda, Torino 1993
· Taviani P.E.Breve storia della Resistenza italiana, Museo storico della Liberazione, Edizioni Civitas, Roma 1995
· Valdevit G.Resistenza e Alleati fra Italia e Jugoslavia, in "Qualestoria", n. 1, pp. 3-12, 1980
  
 
Per approfondire:
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Ciao comandante Max....

Scomparso a 95 anni Massimo Rendina
 
Sono ore tristi per me. E' scomparso ieri a Roma l'ex partigiano Massimo Rendina, all'età di 95 anni. E' stato uno dei miei Maestri di Storia, insieme a Vittorio Foa e Giuliano Vassalli. Fu lui a spingermi all'iscrizione all'Anpi di Roma, a farmi dirigere il Centro Studi della Resistenza e a propormi come vicepresidente. Era un uomo di straordinaria umanità, intelligenza, dolcezza, integrità morale. Amava i giovani ed era da loro amatissimo. Fu anche l'ideatore della Casa della Storia e della Memoria, il cui sogno si realizzò grazie all'allora sindaco Walter Veltroni. Vanno ricordati la sua partecipazione alla seconda guerra mondiale, nella Campagna di Russia; la sua storia di coraggioso comandante partigiano; la sua brillante carriera di giornalista; il suo impegno civile nell'Anpi; il suo impegno storiografico di studioso attento della Resistenza. Vi propongo la sua scheda biografica.
 
Massimo Rendina, nato a Mestre (VE) il 4/1/1920 da Federico e Maria Manara; morto a Roma l’8/2/2015. Studente alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Bologna. Prestò servizio militare in fanteria nei guastatori, e poi con il grado di sottotenente dei bersaglieri partecipò alla campagna di Russia nel Csir.
 
Congedato nell'autunno 1942, nel dicembre fu nominato condirettore di "Architrave", il mensile del GUF bolognese, diretto da Eugenio Facchini, pure lui reduce dal fronte russo. Nelle intenzioni dei gerarchi fascisti bolognesi i due reduci avrebbero dovuto dare un tono più fascista al giornale, considerato un foglio della fronda. Pio Marsilli e Vittorio Chesi, il direttore e il condirettore della gestione precedente, erano stati destituiti d'autorità e proposti per il confino di polizia, perché considerati antifascisti. Invece i due nuovi giornalisti diedero al giornale un contenuto e un tono che non era più di fronda, ma di aperta contestazione del regime e della guerra. Nella nota Motivo ideale, siglata M.R. (Massimo Rendina) si legge: «Ormai la retorica illusione di una vittoria facile e di una guerra lampo è sprofondata nell'abisso del passato». La nostra «è sempre stata, sin dal primo colpo di cannone, una guerra difensiva» e «Ora soltanto il conflitto appare definitivamente difensivo nella sua intima essenza e si trasmuta in una lotta integrale, assoluta, di vita o di morte, estranea ad ogni altro pensiero che non sia di sopravvivere alla distruzione di tutto il mondo» ("Architrave", 31/1/43). Nello stesso numero, in una nota dal titolo Indagine sulla Russia, parlando dell'esperienza fatta sul fronte orientale, si chiese: «a) come mai il popolo russo, che non è convinto della bolscevizzazione, la tollera come un gioco, resiste, non si ribella, combatte con valore?; b) come mai dopo un'improvvisa e stupefacente disfatta militare, creduta da tutto il mondo irreparabile, ha opposto un'accanita resistenza e proprio sul principio dell'ultimo atto del grande dramma riconquistando parte delle posizioni perdute con un successo che ha del soprannaturale?». «Noi non crediamo - proseguiva — in una serie di astute ed avvedute manovre da parte del governo rosso: le ragioni sono piuttosto da ricercarsi nel sistema organizzativo e nelle vicende naturali della guerra che vedono l'alternarsi della fortuna, da una parte e dalla altra dei combattenti». Concludeva che se i russi «hanno sorpreso chiunque, la situazione delle armate tedesche non va considerata assolutamente nel campo del "disastroso"».
 
Chiuso "Architrave", dopo la caduta del fascismo, Rendina passò a "il Resto del Carlino", dove ebbe come collega Enzo Biagi. Quando, dopo l’8/9/43, al giornale fu nominato un direttore repubblicano, intervenne all'assemblea dei redattori per annunciare pubblicamente che non avrebbe collaborato con la RSI.
 
Abbandonò il giornale e si trasferì in Piemonte, dove - come un altro reduce di Russia, Nuto Revelli -  prese parte alla lotta di liberazione, con il nome di battaglia di Max il giornalista.
 
Militò prima nella 19a  Brigata Giambone Garibaldi, con funzione di capo di stato maggiore, e successivamente nella 103a Brigata Nannetti della 1a Divisione Garibaldi, della quale fu prima comandante e poi capo di  stato maggiore. Fu in contatto anche con Edgardo Sogno, che fece ricevere alla sua divisione lanci di munizioni da parte degli inglesi. Partecipò alla liberazione di Torino. Ferito, è stato riconosciuto invalido di guerra. E’ stato partigiano dall'1/11/43 al 7/5/45.
 
Lo zio Roberto Rendina fu ucciso alle Fosse Ardeatine a Roma.
 
Nel capoluogo piemontese Rendina riprese la professione di giornalista a l'Unità, con Giorgio Amendola e Ludovico Geymonat. Terminata la guerra, si occupò di cinema scrivendo film con Piero Tellini, curò poi la settimana Incom con Luigi Barzini junior e successivamente entrò in Rai, dove prima lavorò al giornale radio e poi fu direttore del primo telegiornale. 
Cattolico, nel dopoguerra Rendina uscì dal Pci e aderì alla sinistra della Dc, collaborando con Aldo Moro, Mariano Rumor e Benigno Zaccagnini.
 
Il presidente del Consiglio Fernando Tambroni chiese ed ottenne il suo allontanamento dalla Rai. Aldo Moro lo reintegrò, nominandolo condirettore del giornale radio e mandandolo in America a fondare Rai Corporation.
Negli ultimi anni della sua vita Rendina è stato uno dei principali protagonisti dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, rivestendo per oltre dodici anni la carica di presidente del Comitato Provinciale ANPI Roma e diventando, nell’aprile 2011, vicepresidente nazionale. È stato nominato anche membro del Comitato scientifico dell'Istituto Luigi Sturzo per le ricerche storiche sulla Resistenza
È stato, inoltre, l’ideatore della Casa della Memoria e nella Storia inaugurata a Roma dalla giunta Veltroni nel 2006 e fondatore dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart.
 
Nel 2011 ha raccontato nel documentario Comandante Max, diretto da Claudio Costa, la sua esperienza di guerra in Russia e nella Resistenza.
 
È stato anche un appassionato studioso della Resistenza. Ha pubblicato: Italia 1943-45. Guerra civile o Resistenza?, Newton, Roma 1995; Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma 1995. Ha anche curato la “Cronologia della Resistenza romana”, pubblicata sul portale storico www.storiaXXIsecolo.it, di cui è stato anche il fondatore.
 
E’ morto all’età di 95 anni, a Roma.
 
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto ricordare la memoria di Rendina, mandando un messaggio di cordoglio alla moglie: "Per la scomparsa di un testimone leale e appassionato di molti decenni della nostra storia". Il presidente della Repubblica ha ricordato la partecipazione di Rendina "alla tragica ritirata di Russia e la successiva, decisa scelta di campo nelle file della resistenza", nella quale assunse il nome di 'comandante Max', distinguendosi "per coraggio e lungimiranza politica". Nel dopoguerra, ha affermato ancora il presidente Mattarella, "fu brillante giornalista e comunicatore, ricoprendo posizioni di prestigio. L'immagine più nitida che mi resta di lui- ha concluso il capo dello stato- è quella, più recente, di instancabile dirigente dell'anpi, al vertice della quale ha saputo difendere la memoria autentica dei valori della resistenza e tramandarla ai giovani con passione ed entusiasmo".
 
(a cura di Mario Avagliano)
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Storie - Gli ebrei e il Regno Sabaudo

di Mario Avagliano
 
La storia italiana è stata “sempre strettamente connessa con quella più specifica della sua bimillennaria componente ebraica”. Così Pia Jarach ha scritto nella prefazione al libro di Gianfranco Moscati “Gli ebrei sotto il Regno Sabaudo. Combattenti – Resistenza – Shoah” (editore Origrame), dal quale è nata una mostra itinerante che ora giunge a Roma, dove viene presentata domani 11 febbraio alle ore 17,00 presso la Camera dei Deputati (Complesso di Vicolo Valdina).
La mostra, che sarà aperta al pubblico dal 12 al 20 febbraio (ore 10-18, con ingresso a Piazza di Campo Marzio 42), illustra attraverso documenti ed immagini la partecipazione degli ebrei italiani alla vita nazionale nei 150 anni di regno sabaudo, dalle guerre risorgimentali fino alle leggi razziste del 1938, all’adesione alle bande partigiane e alla deportazione nei lager nazisti.
 
Viaggiando attraverso i preziosi frammenti di Memoria raccolti da Gianfranco Moscati, scopriamo così che tra i mille garibaldini sbarcati a Marsala ben sette erano ebrei. E c’erano diversi ebrei in tutte le guerre italiane, spesso partiti volontari per amor di patria: dalla guerra italo-turca del 1911 alla Grande Guerra, fino alla guerra di Etiopia e alla guerra di Spagna.
Solo alla Seconda guerra mondiale gli ebrei non parteciparono (salvo pochissime eccezioni, come il generale Umberto Pugliese del Genio Navale, richiamato in servizio nel 1941, essendo l’unico in grado di recuperare le corazzate italiane affondate dagli inglesi nel porto di Taranto), perché esclusi dall’esercito, come da ogni altro settore della società civile, a seguito dei provvedimenti razzisti.
E in quegli anni gli ebrei sono protagonisti anche dell’antifascismo (basti ricordare i fratelli Rosselli) e della Resistenza (il più giovane partigiano ucciso in combattimento fu l’ebreo Franco Cesana). Non poteva mancare un capitolo dedicato alla persecuzione degli ebrei e alla Shoah. La pagina più nera di quel secolo e mezzo, alla quale anche i Savoia e tanti altri italiani contribuirono.
 
(L'Unione Informa e Moked.it del 10 febbraio 2015)
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Adriana Montezemolo: mio padre eroe dimenticato della Resistenza

di Dino Messina

 
“L’ultima volta che vidi mio padre era il Capodanno del 1944. I baroni Scammacca del Murgo, coraggiosi amici, correndo gravi rischi, ci avevano ospitati al nostro rientro a Roma e avevano organizzato quell’attesa riunione familiare”.
Adriana Cordero Lanza di Montezemolo, ultimogenita del colonnello Giuseppe Montezemolo, il capo del Fronte militare clandestino, ricorda con tratti veloci e precisi la figura del padre, medaglia d’oro, eroe della Resistenza, massacrato alle Fosse Ardeatine nel pomeriggio del 24 marzo 1944, assieme agli altri 334 prigionieri politici, ebrei, detenuti comuni che erano stati prelevati dalla prigione nazista di via Tasso e da Regina.
Nella casa che da molti anni condivide con Benedetto Della Chiesa, nipote di Papa Benedetto XV, in una tenuta agricola che corre proprio lungo la via Ardeatina, Adriana di Montezemolo custodisce memorie importanti, avendo ereditato dalla madre Juccia (Amalia), scomparsa nel 1983, la missione di ricordare quel padre importante, figura centrale della Resistenza, che tuttavia per oltre mezzo secolo è stato tenuto fuori dalla storiografia ufficiale. “Abbiamo avuto infinite manifestazioni di affetto private e ufficiali, culminate in una medaglia d’oro, ma è vero per molto tempo del ruolo di mio padre s’è parlato molto poco. Forse perché noi siamo una famiglia di militari, abituati ai fatti. Certo, mi fece grande piacere leggere nel 2003, sul ‘Corriere della sera’, un articolo di Paolo Mieli in cui diceva che era il momento di far entrare il colonnello Montezemolo nei libri di storia. Meno di dieci anni dopo è arrivata la biografia di Mario Avagliano, ‘Il partigiano Montezemolo’ (Dalai editore) che colmava una lacuna”.
Adriana Montezemolo parla veloce, talvolta si interrompe e si alza per mostrare un cimelio importante, i biglietti del padre dalla prigione di via Tasso, la lettera di ringraziamento del generale Harold Alexander, comandante degli eserciti alleati in Italia, alla mamma Juccia per l’opera insostituibile svolta dal capo delle Forze militari clandestine a Roma, la foto che ritraeva la famiglia per l’ultima estate spensierata a Forte dei Marmi: ci sono il primogenito Manfredi, classe 1924, che aiutò il padre nella lotta clandestina, il secondogenito Andrea, oggi cardinale, che lavorò con il medico Attilio Ascarelli dopo la liberazione di Roma a ricomporre i resti delle vittime delle Fosse Ardeatine, infine, assieme ad Adriana, le sorelle Lidia e Isolda.
Adriana nel dopoguerra si è laureata in fisica con Edoardo Amaldi, ma assieme al marito Benedetto, da cui ha avuto cinque figli, si è sempre occupata di agricoltura, organizzando una tenuta agricola in Kenia e poi dal 1960 seguendo le attività nelle campagne romane e del Viterbese. Le memorie della famiglia si intrecciano a quelle pubbliche. “Ci eravamo trasferiti a Roma da Torino nel 1940, quando mio padre era stato nominato colonnello, il più giovane con quel grado. Diceva che nell’esercito contano gli ufficiali con la c (caporale, come lui era stato nella prima guerra mondiale, capitano e colonnello) perché i più vicini alla truppa. Il papà era una persona affettuosa, ma come usava una volta riservata e severa. Aveva un’autorità eccezionale, tutti glielo riconoscevano, era un capo nato. Dopo la laurea in ingegneria e una breve parentesi di lavoro come civile a Genova, era rientrato nell’esercito dove aveva bruciato le tappe: volontario nella Guerra di Spagna, aveva poi compiuto almeno 16 missioni in Africa settentrionale dove era stato decorato con una medaglia d’argento”.
Fedele ai Savoia, il 19 luglio 1943 aveva accompagnato Mussolini all’incontro di Feltre con Hitler, dove il capo del fascismo non ebbe il coraggio di sostenere con il Fuehrer le ragioni di una pace separata. Fu allora che venne decisa la sorte del Duce e il colonnello Montezemolo ebbe una parte nel suo arresto. Consigliere militare di Badoglio, decise di restare a Roma dopo l’8 settembre per organizzare la difesa militare, quando la corte e tutte le alte cariche dell’esercito e del governo prendevano la via di Pescara. “La funzione di mio padre era di collegamento tra il governo legittimo del Sud e la Resistenza romana. Si era fatto paracadutare alcune radio ricetrasmittenti e comunicava agli Alleati gli spostamenti delle truppe tedesche e tutte le informazioni utili che riusciva ad ottenere”.
Per questo Herbert Kappler, il comandate delle SS di Roma, che poi lo avrebbe interrogato e torturato in via Tasso, lo considerava il nemico pubblico numero uno.
“Passammo quell’estate del 1943 in una tenuta di alcuni amici a Perugia. Mio fratello Manfredi che frequentava il collegio militare a Lucca ci raggiunse a piedi, Andrea invece era con noi. Dopo l’8 settembre nostro padre ci diede l’ordine di non muoverci, la situazione era molto pericolosa, ma non riuscimmo a trattenere Manfredi che andò a Roma in bicicletta e si unì all’organizzazione clandestina con documenti falsi. Nostro padre teneva le fila non soltanto delle forze militari clandestine ma coordinava i gruppi della Resistenza che si andavano formando. ‘Mai avrei pensato – diceva – io monarchico di collaborare e avere buoni rapporti con il comunista Giorgio Amendola”.
Giorgio Amendola, che diede l’ordine dell’attentato al battaglione SS Bozen in via Rasella, da cui scaturì la rappresaglia nazista delle Fosse Ardeatine. “Mio padre credeva alle forze armate clandestine spettasse l’azione di intelligence e il controllo in città. Alla Resistenza civile, che fu aiutata dal Fronte militare clandestino anche con il rifornimento di armi, erano riservate azioni di sabotaggio in campagna. Mio padre era molto preoccupato dalle rappresaglie e finché rimase in libertà riuscì a tenere il controllo della situazione. Dopo il suo arresto, il 25 gennaio 1944, dapprima i protagonisti della Resistenza si dileguarono nel timore che parlasse. Ma quando si accorsero che il colonnello Montezemolo riuscì a resistere alle torture, cominciarono le azioni dei Gap”.
Adriana Montezemolo era rimasta a Perugia con la mamma e le sorelle sino a fine dicembre 1943: “Il 27 dicembre venne a prenderci in macchina un maresciallo dei carabinieri di cui mio padre si fidava. Prima andammo un paio di giorni dai baroni Scammacca, quindi cominciammo a frequentare le scuole al collegio di Trinità dei Monti, dove anche mia madre viveva in una stanza del pensionato, mentre mio fratello Andrea era nel collegio ucraino. Mio padre e mia madre si incontravano il mercoledì in casa Scammacca verso le 14,30, poi di solito uscivano per una passeggiata a Villa Borghese cercando di non dare nell’occhio. All’ultimo incontro, credo il 19 gennaio, tre giorni prima dello sbarco di Anzio, mio padre disse alla mamma che se gli americani non arrivavano a Roma lui sarebbe stato preso. Si sentiva braccato, aveva cinque polizie alle calcagna. La settimana successiva la mamma arrivò prima all’appuntamento, ma attese inutilmente. Arrivò invece mio fratello Manfredi con la notizia che il papà il 25 era stato arrestato”.
Chi era stato a parlare, a fare la delazione, a rivelare che sotto i baffi a manubrio del “professor Giuseppe Martini” si nascondeva il capo della Resistenza militare clandestina? “Ci sono state varie voci, potrei dire dei nomi, ma la verità non si saprà mai. Speravamo che il papà non fosse finito nelle mani delle SS. Una persona terribile, che dava informazioni cercando di carpire denaro, ci disse che lo aveva visto a Regina Coeli, tranquillo che giocava a carte. Strano, pensammo, il papà non gioca a carte”.
Era invece nelle mani di Kappler nella prigione di via Tasso, dove venne torturato per giorni. Nelle stesse stanze, oggi diventate museo, sono esposti gli abiti del prigioniero Montezemolo: una camicia con le cifre, un maglione inglese di marca Wolsey, la giacca e i pantaloni sdruciti.
“Una cugina si era offerta di portare un po’ di biancheria. Dalla prigione di via Tasso filtrarono tre biglietti di mio padre, poi il silenzio. Fino al 25 marzo, quando una donna mostrò a mia madre una pagina del ‘Messaggero’ con la notizia che alle Fosse Ardeatine erano stati giustiziati comunisti e badogliani… Vivemmo nell’angoscia e nella speranza anche dopo aver ricevuto la comunicazione tedesca che potevamo andare a ritirare in via Tasso gli effetti personali di nostro padre. Magari, qualcuno ci confortava, l’anno portato al Nord. Speravamo che l’intervento del Vaticano che avevamo sollecitato avesse avuto qualche effetto. Avemmo la certezza che il colonnello Montezemolo era morto nel peggiore dei modi alle fosse Ardeatine quando la mamma riconobbe alcuni effetti personali, tra cui la fede nuziale, raccolti alle Mantellate, nel luglio 1944, dopo la liberazione di Roma”.
Da allora è cominciata la meticolosa ricostruzione dei fatti, gli incontri che con la memoria rinnovavano il dolore. “In anni recenti, durante un dibattito a via Tasso mi è venuta incontro una signora, era Carla Capponi (la compagna di Rosario Bentivegna che partecipò all’attentato di via Rasella, ndr), mi raccontò che durante la Resistenza aveva incontrato mio padre che le aveva consegnato delle armi. Io la salutati, ma in maniera fredda. Forse ho sbagliato”.
L’ultimo ricordo di quella stagione terribile riguarda il capitato Eric Priebke, il collaboratore di Kappler e interprete delle SS che partecipò al massacro delle Ardeatine. “Arrestarlo in anni recenti – dice Adriana sorprendendoci – è stato un errore. Non l’ho conosciuto ma ho avuto con lui una corrispondenza epistolare attraverso il suo avvocato Paolo Giachini. Gli chiesi se avesse conosciuto mio padre. Mi rispose che non l’aveva mai incontrato. Strano, per uno che faceva l’interprete in via Tasso. Ma perché non dovrei credergli?”.
 
(Il Corriere della Sera,  23 marzo 2015)
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