Storie – Il Visconti ritrovato sulla Resistenza e le Fosse Ardeatine

di Mario Avagliano

In questi giorni si è molto parlato del documentario di Luchino Visconti e di Marcello Pagliero intitolato “Giorni di gloria”, che racconta alcuni momenti della Resistenza Italiana e della guerra di liberazione e, tra l’altro, anche il dramma delle Fosse Ardeatine. Una pellicola che era già conosciuta ma di cui da tempo si cercava la versione integrale che, come ha scritto per primo il quotidiano la Repubblica, è stata scovata e acquistata per pochi dollari negli Stati Uniti da Luciano Martini, 87 anni, endocrinologo, già docente dell’Università di Milano, appassionato di musica, cinema e storia.

Si tratta di un’opera cinematografica in realtà collettiva, coordinata da Giuseppe De Santis e montata da Mario Serandrei (che ne fu anche l´ideatore), prodotta da Fulvio Ricci per conto della Titanus e dell´Associazione Nazionale Partigiani d´Italia, che si avvalse di immagini girate dai partigiani e dagli Alleati, oltre che da Visconti e Pagliero.

Il documentario è stato presentato l’8 maggio a Palazzo Corsini, attuale sede dell'Accademia dei Lincei. Un luogo simbolico, in quanto proprio in quelle sale nel 1944 si svolse il processo contro l'ex questore di Roma Pietro Caruso, che venne ripreso da Visconti su incarico dell'esercito anglo-americano, così come la fucilazione che ne seguì dello stesso Caruso, del delegato Scarpato e di Pietro Koch. Quest'ultimo era stato anche il carceriere dello stesso Visconti, che militava nella Resistenza e, arrestato, venne rinchiuso per un breve periodo nella Pensione Jaccarino.

 “Giorni di gloria” non fu il debutto cinematografico di Visconti, come qualcuno ha scritto. In realtà il grande regista aveva già firmato uno dei suoi capolavori, “Ossessione”, nel 1943. Ma certo fu il suo primo film-documentario, girato tra il 1944 e il 1945, a guerra ancora in corso e quindi testimonianza eccezionale di quel periodo. E’ facilmente reperibile sul sito di Repubblica o su youtube e vi invito a vederlo. Ci si rende conto delle condizioni disastrose delle città italiane, delle difficoltà della guerra di liberazione, del coraggio dei resistenti, della crudezza dell’occupazione nazifascista, fino al momento agognato della liberazione nell’aprile del 1945.

Le immagini più toccanti o sconvolgenti sono quelle sulle Fosse Ardeatine (girate da Visconti, De Santis e Pagliero), con lo spettacolo macabro delle salme decomposte, il tragico riconoscimento dei cadaveri e le successive tristi celebrazioni, con le foto dei martiri sui muri delle cave e il dolore composto dei parenti.

E viene fuori anche qualche dettaglio inedito o parzialmente inedito, come la lettera trovata sulla salma di uno dei martiri, nella quale si legge: “A nessuno però è balenata in mente la verità, ovverossia che io sono un italiano, sono un patriota, uno che è pronto a versare il suo sangue per la Patria, per la nostra bella Italia”.

Di forte impatto emotivo anche le immagini girate da Visconti del processo a Caruso e a Koch e delle loro fucilazioni a Forte Bravetta, e del processo a Donato Carretta, direttore del carcere di Regina Coeli, con le prime fasi del suo linciaggio da parte della folla.

Certo, trattandosi di un filmato prodotto a ridosso dei fatti, sconta qualche imprecisione. Si parla ad esempio di 320 morti alle Ardeatine, mentre – come è noto – furono 335. A tratti, poi, gli speaker (Umberto Calosso e Umberto Barbaro) eccedono in retorica, come era usuale all’epoca. Ma l’interesse storico del documento è indubitabile.

(L'Unione Informa e Moked.it del 13 maggio 2014)

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Il 4 giugno 1944 e i motivi della mancata insurrezione di Roma

di Mario Avagliano

La notte del 3 giugno 1944, alle 23.15, Radio Londra trasmise la parola in codice "elefante". Era il segnale convenuto per la liberazione della capitale. All’alba del 4 giugno - un’azzurra domenica di tarda primavera - le avanguardie americane entrarono a Roma per la via Appia Nuova e per la via Casilina, mentre i tedeschi lasciarono Ponte Milvio e la periferia settentrionale della città, quasi senza scontri con i partigiani. Tra i pochi a combattere, in quelle ore, fu Ugo Forno, dodicenne studente della scuola media “Settembrini”, che assieme ad altri partigiani impedì ai nazisti di far saltare in aria il ponte ferroviario dell’Aniene e venne colpito a morte. Il 23 aprile scorso il Quirinale gli ha assegnato la medaglia d’oro al merito civile.

Come mai la popolazione di Roma non insorse per cacciare i nazisti e i fascisti?

Oggi la tesi prevalente tra gli storici insiste sull’intervento del Vaticano. “Fu concordata un’uscita pacifica delle truppe tedesche da Roma, con l’importante mediazione del Vaticano e il consenso delle componenti moderate della Resistenza”, sostiene Davide Conti della Fondazione Basso. “Le sinistre – continua Conti - avrebbero voluto un’insurrezione prima dell’arrivo degli Alleati, ma non ne ebbero la forza. A differenza del Nord, infatti, non c’erano le bande partigiane che scendevano ‘dalle montagne’ o invadevano la Pianura Padana, come avvenne a Milano, Torino e Bologna”.

“Le trattative diplomatiche con i tedeschi, condotte da Pio XII durante il periodo dell’occupazione, miravano non solo a salvare le persone ma anche a salvare la città, evitando la battaglia su Roma. Fu l’oggetto dell’incontro a maggio tra il Papa e il generale Rainer Stahel”, afferma Anna Foa, docente di storia moderna all’Università La Sapienza.

Una chiave di lettura che convince anche Alessandro Portelli, docente universitario e autore del libro “L’ordine è già stato eseguito” sulle Fosse Ardeatine: “Le forze monarchiche e la Chiesa operarono in maniera di evitare l’insurrezione, avendo paura che ne traessero vantaggio i comunisti e le sinistre e che ci fossero danni e sofferenze per la città”. E Massimo Rendina, vicepresidente nazionale dell’Anpi, aggiunge: “L’intesa fu promossa dal Vaticano, che garantì ai tedeschi che potevano uscire dalla città senza essere attaccati. Infatti gli scontri armati furono pochissimi”. E il Cln accettò? “Io ritengo che il Cln si pronunciò a favore della non insurrezione, anche non sono state finora trovate documentazioni che lo provino”.

La questione invece è più complessa per Gabriele Ranzato, docente di storia contemporanea all'Università di Pisa, che attribuisce la mancata sollevazione popolare a una pluralità di fattori: “la scarsa predisposizione dei romani alla rivolta; la contrarietà degli Alleati, che volevano il passaggio dei poteri al generale Roberto Bencivenga, in quanto rappresentante di Badoglio; la forza militare dei tedeschi, ancora intatta a differenza dell’aprile 1945; e infine l’intervento del Vaticano”.

Di certo, sulla mancata insurrezione pesò anche “il macroscopico errore di previsione sui tempi della liberazione commesso dagli Alleati a seguito dello sbarco di Anzio del 22 gennaio 1944”, sostiene Mariano Gabriele, già presidente della Società Italiana di Storia Militare. “Dopo lo sbarco gli Alleati ordinarono al fronte militare clandestino di Montezemolo di sollevarsi. Molti militari si esposero e furono arrestati”. E un ulteriore colpo alla Resistenza “fu dato dall’eccidio delle Fosse Ardeatine, che decapitò i vertici della maggior parte dei movimenti”, afferma la storica Elena Aga Rossi. Aggiungendo: “La grande occasione fu quella dell’8 settembre del 1943. Ma il re e i vertici militari non vollero salvare Roma. Si ordinò ai Granatieri di Sardegna di combattere,  avendo però già deciso di trattare con i tedeschi”.

 (Il Messaggero, 4 giugno 2014)

Storie – Colorni e il sogno europeo

di Mario Avagliano

Tra le figure meno conosciute della Resistenza e dell’antifascismo italiano c’è quella di Eugenio Colorni, filosofo brillantissimo, confinato politico, partigiano, uno dei tre coautori del Manifesto di Ventotene precursore dell’Unione Europea (gli altri due erano Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi). A fare luce su di lui è un’accurata biografia di Antonio Tedesco, “Il partigiano Colorni e il grande sogno europeo” (Editori Riuniti, pp. 205), patrocinata dalla Biblioteca della Fondazione Nenni, con prefazione di Giorgio Benvenuto, che sarà presentata venerdì 10 ottobre al Circolo "Giustizia e Libertà" di Roma (via Andrea Doria 79).
Eugenio Colorni, appartenente a una famiglia della medio borghesia ebraica milanese, secondogenito di Alberto Colorni e Clara Pontecorvo, è antifascista precoce, già a sedici anni, dopo l’omicidio Matteotti, e prosegue il suo percorso politico all’università, militando nei gruppo Goliardici per la libertà e poi aderendo a GL e al Psi.
In questi anni, anche grazie alla frequentazione con i cugini Sereni (Enrico, Emilio e in particolare Enzo) nelle estati a Forte dei Marmi, aderisce con fervore al movimento sionista, entrando nel 1928 nel comitato di segreteria del terzo congresso nazionale della Federazione Sionistica Italiana e partecipando nel luglio del 1929 al Congresso Sionista Internazionale di Zurigo.
Si allontanerà dal sionismo qualche anno dopo, pur conservando sempre vivo il sentimento di appartenenza alla comunità ebraica, per dedicarsi alla lotta in Italia contro il fascismo.
Iscritto al casellario politico già nel 1930 quale sospetto antifascista, diventa in poco tempo dirigente del Centro Interno Socialista. Il suo arresto il 5 settembre 1938, nel pieno della campagna razzista del regime fascista, farà clamore e sarà additato come esempio dell’antifascismo congenito negli ebrei. Il Corriere della Sera titola: “La trama giudaico-antifascista stroncata dalla vigile azione della polizia”.
Confinato a Ventotene, dove porterà a maturazione il suo ideale europeista a contatto con Spinelli e Rossi, e poi in Basilicata, nell’aprile 1943 si darà alla fuga, raggiungendo Roma ed iniziando un’attività politica clandestina. Nel settembre del 1943 sarà tra i promotori a Roma della Brigate partigiane Matteotti. Ferito gravemente il 28 maggio 1944 durante uno scontro a fuoco con due militi della Banda Koch a Piazza Bologna, morirà il 30 maggio all’Ospedale San Giovanni, dovendo così abbandonare la battaglia per realizzare il suo grande sogno: gli Stati Uniti d’Europa. Pietro Nenni scriverà nel suo diario: “La sua perdita è per noi irreparabile ed è dolorosa per la cultura italiana ed europea”.
In tempi come questi, in cui l’Europa è latitante, smarrita com’è nelle regole ferree dell’economicismo e del rigore dei conti, la figura e il pensiero di Eugenio Colorni, che prospettava un’unione federale di tipo politico e ideale, rappresentano – come ci spiega il libro di Antonio Tedesco - dei punti fermi dai quali ripartire e ritrovare passione ed entusiasmo.

(L'Unione Informa e Moked.it del 7 ottobre 2014)

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Storie – Il 25 aprile a Roma, la targa sulla banda Koch e gli applausi scroscianti al passaggio della Brigata Ebraica

di Mario Avagliano

25 aprile 2012, Roma. Appunti su un giorno da ricordare, di festa pacifica e di Memoria. Nonostante i manifesti anonimi affissi dai neofascisti sui muri della capitale, che riproducono la foto dell’estate del 1944 di Alessandro Pavolini e Vincenzo Costa che passano in rassegna, a Milano, l’VIII Brigata Nera “Aldo Resega”, con uno slogan tratto da un verso de “La locomotiva” di Francesco Guccini (“Gli eroi son tutti giovani e belli”) e la dedica “Ai ragazzi di Salò”. Guccini, dal canto suo, ha subito preso le distanze: “Hanno offeso e tradito la mia canzone”.

Fotogramma numero uno. Arco di Costantino, ore 10, partenza del corteo del 67° anniversario della Liberazione. In testa ai manifestanti, appena dietro gli ex partigiani, spiccano lo striscione e le bandiere inneggianti alla Brigata Ebraica, che combatté in Italia al fianco dei soldati Alleati e delle truppe italiane del Gruppo di Combattimento “Friuli”, con il quale fu protagonista dello sfondamento della linea gotica nella vallata del Senio.
Fotogramma numero due. Porta San Paolo, ore 11: il presidente dell’Anpi provinciale Vito Francesco Polcaro dedica un lungo passaggio del suo intervento alla Brigata Ebraica, applauditissimo da tutta la piazza. Non c’è ombra di contestazione, a differenza degli anni scorsi.
Fotogramma numero tre. Via Principe Amedeo, ore 13. La sezione Anpi "Don Pietro Pappagallo" Esquilino-Monti-Celio, dopo una battaglia di civiltà durata oltre due anni, appone finalmente nella strada la targa di commemorazione dei patrioti e degli antifascisti caduti, incarcerati o torturati nella "Pensione Oltremare" per mano della famigerata banda Koch. L'inaugurazione è stata resa possibile grazie alla collaborazione del Municipio Centro Storico, che ha dato l'autorizzazione ad installare la targa sul marciapiede di fronte al portone d'ingresso del numero civico 2 del palazzo che ospitava il carcere della banda fascista, superando così il diniego del condominio. Sotto la targa viene deposto un mazzo di fiori rossi con un biglietto dell'Anpi: "È questo il fiore del partigiano...".

(L’Unione Informa, 1° maggio 2012)

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Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani

A sessant'anni da Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana di Malvezzi e Pirelli, Einaudi propone una nuova emozionante antologia: la piú grande epopea della nostra storia raccontata dalle voci dei suoi ultimi protagonisti.
Il libro si chiama Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani (pp. 332, euro 18), ed è curato da Stefano Faure, Andrea Liparoto e Giacomo Papi. Oltre cento lettere piene di amore, amicizia, di odio e violenza. Un indimenticabile racconto corale sul fascismo, la libertà e la democrazia. I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. In queste lettere, raccolte con la collaborazione dell'Anpi, i testimoni viventi della Resistenza raccontano le torture, le bombe, i rastrellamenti. Ma anche la nascita di un bambino, un bacio mai dato, il piacere di mangiare o ridere in classe del Duce.
Un racconto emozionante, vivo, collettivo che arriva dal passato per parlare al presente. Il ricordo della guerra di Liberazione diventa giudizio sull'Italia di oggi. Come ha scritto Paola Doriga su la Repubblica: “Le loro storie sono la nostra memoria. Le storie dei nostri nonni, che ci hanno raccontato quando magari non avevamo voglia di ascoltare, e che adesso non sappiamo dire quanto ci dispiace non potere più ascoltare. Le storie dei nostri nonni o dei nonni che ci siamo scelti, arrivate con una parola, con un libro, con una canzone”.


La prefazione di Andrea Liparoto – Responsabile comunicazione ANPI Nazionale:

“Le pagine che avete davanti sono indirizzate ai giovani.
A loro i partigiani raccontano, a loro intendono affidare così un “testimone” che sia forza di futuro, continuità di sogno e impegno per realizzarlo: un Paese di persone uguali nei diritti e libere. L’Italia della Costituzione, eredità immensa e imprescindibile della Resistenza.
Per tutto ciò l’ANPI ha convintamente aderito alla proposta di Einaudi di collaborare a questo progetto editoriale, attivando memoria e “antica” responsabilità degli ultimi protagonisti viventi della guerra di Liberazione, prontamente disponibili a ripercorrere strade e lotte straordinarie. Proprio per loro, per i ragazzi e le ragazze di oggi. In tanti, con la svolta del Congresso di Chianciano Terme del 2006 – che ha aperto le porte dell’A.N.P.I. anche ai non partigiani – sono entrati a far parte della nostra Associazione. Oggi su un totale di quasi 130.000 iscritti, i giovani tra i 18 e i 30 anni sono circa 25.000. La loro è una ricerca pressante di valori forti e limpidi su cui investire giorni e speranze. Hanno voglia di fare ed esserci. Di costruire, e partecipare.
Ci piace, perciò, pensare a questo libro come a una “piazza delle radici” dove dare appuntamento ai giovani.
Per intrattenerli e per incoraggiarli.
E offrire un sentiero”.


Ecco di seguito alcuni stralci dell’antologia:

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«Ai ragazzi nelle scuole dico: - Guardate, sono rimasto solo io. Allora diventano piú interessati ancora. Io sono l'ultimo».
Marcello Masini «Catullo», Firenze, 1925, artigiano
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«Ventisette anni dopo, una sera del 1971, sento suonare il campanello di casa. Era un tedesco. Dice che ha piacere di parlare con un comandante partigiano. Lo riconosco. E dopo un momento, gli dico: - Lei ha ucciso mio padre».
Carlo Varda «Charles», Chiomonte (Torino), 1925, ferroviere

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«Alla mattina ho visto una cassa da morto. Allora mi hanno detto: - Guarda che dobbiamo farti il funerale. Era l'unico modo per portarmi all'ospedale. Avevo un bastoncino per alzare il coperchio. Ma ad Alpignano i tedeschi hanno fermato il carro funebre».
Cesare Mondon «Rino», Collegno (Torino), 1923

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«Si chiamava Giambattista, ma il suo nome di battaglia era "Fifa", anche se era coraggiosissimo. È morto nel 1944, a ventitre anni. L'ho saputo sei mesi dopo, a primavera, quando la neve si sciolse sul Monte Caio e il corpo fu ritrovato. Gli porto ancora i fiori. Dev'essere stato importante per me, se mentre ne scrivo me lo rivedo davanti agli occhi. L'unico nostro bacio è stato d'addio».
Anita Malavasi «Laila», Reggio Emilia, 1921, studentessa

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«Ai ragazzi dico questo. Pensate le cose impensabili. Si può sopravvivere a una guerra. Si può saltare un cancello alto alto con delle lance acuminate in cima e resistere a un tempo che vuole scambiare la giovinezza con la fame e la morte. Si può scappare dai campi di concentramento in Germania usando un filo di ferro. Si può ritornare a casa quando tutto sembra distrutto e perduto e ricominciare da capo. E sapere, sul treno di ritorno, con le macerie che passano dai finestrini, che a casa ti stanno aspettando tua moglie e tua figlia».
Ferruccio Mazza, Ferrara, 1921, operaio

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«A novantanove anni, ogni tanto, tendo a cadere. Perdo l'equilibrio e cado. E va bene. Però questa è stata la mia vita e io l'ho vissuta intensamente e con entusiasmo, soffrendo, amando e lottando. E ho continuato a fare. Se no, come si fa?»
Giovanna Marturano, Roma, 1912, studentessa

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«In bicicletta si farà un giro di Pisa lasciando una rosa sopra ogni targa. È sempre difficile trovare gente per le commemorazioni, perché da noi gli eccidi piú grandi sono avvenuti d'estate. Ma io credo che qualcuno verrà».
Giorgio Vecchiani «Lungo», Pisa, 1926, impiegato

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Il 25 aprile è morto? Gli storici: ma è su quei valori che si basa l'Italia di oggi

di Mario Avagliano

La Resistenza resta “un valore fondante” della nostra Repubblica. Nell’anno del settantesimo dell’inizio della guerra di Liberazione, che sarà celebrato l’8 settembre, il giudizio della storiografia italiana è che il 25 aprile sia ancora oggi una festa di tutti gli italiani, nonostante le dichiarazioni liquidatorie di Beppe Grillo, il successo di libri come quelli di Giampaolo Pansa sulle violenze partigiane o il clamore suscitato dal saggio Partigia (Mondadori) di Sergio Luzzatto su Primo Levi e un episodio nero della Resistenza in Valle d’Aosta.
“In tutti i Paesi ci sono delle feste nazionali che unificano tutta la popolazione. Per l’Italia è la liberazione dal fascismo e dal nazismo. È assurdo che ogni anno ci si debba porre il problema dell’attualità di questa data. Nelle altre Nazioni non è così”, protesta Elena Aga Rossi, la storica italiana che più di ogni altro ha analizzato i fatti dell’8 settembre. “Il 25 aprile è la celebrazione di uno sforzo di rinascita nazionale che in sostanza è riuscito. Non dimentichiamo che se non abbiamo avuto il trattamento della Germania, è proprio perché non siamo rimasti inerti di fronte all’occupazione tedesca e alla restaurazione del fascismo, incalza Alberto Melloni, storico di area cattolica. “L’Italia di oggi e la stessa Costituzione hanno le loro basi nel 25 aprile e nella guerra di Liberazione. Se avessero vinto Mussolini e Hitler, non saremmo qui”, aggiunge Anna Foa, storica ebrea tra le più sensibili.
“La Resistenza è una festa di tutti, se la si identifica non con una parte politica, minore o maggiore, ma con tutti coloro che, a vario titolo e in varie forme, lottarono contro i nazifascisti”, avverte Emilio Gentile, uno dei massimi storici italiani del fascismo.
Altro discorso è quello dell’appeal che ha oggi il 25 aprile sull’opinione pubblica. L’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, in questi anni ha moltiplicato gli iscritti, aprendo le porte a decine di migliaia di giovani e anche le manifestazioni di ieri in tutta Italia hanno fatto registrare un’ampia partecipazione. Ma nel corpo della società italiana “la guerra di liberazione non gode di buona salute ed è denigrata da molti”, si rammarica lo storico piemontese Alberto Cavaglion, autore tra l’altro di un pamphlet intitolato La Resistenza spiegata a mia figlia: “Sono abbastanza avvilito. Colpa anche della storiografia, che ha dedicato sempre meno attenzione a questo tema, lasciando il campo a Pansa e ai suoi epigoni”.
Uno dei motivi principali della “crisi” della Resistenza nell’immaginario collettivo è la narrazione eroica e a senso unico che ne è stata fatta nel dopoguerra. “La rappresentazione dei partigiani come angioletti puri e candidi ha procurato danni enormi”, sostiene Cavaglion. È stato dunque “giusto e opportuno il lavoro storiografico volto a descrivere luci ed ombre di questo evento, appoggiato e sostenuto dai più alti livelli istituzionali, come il presidente Napolitano”, sottolinea Eugenio Di Rienzo, storico di area liberale.
Bisognava “togliere alla Resistenza l’alone leggendario”, dice Emilio Gentile. Per questa via è stato possibile allargare il campo degli studi al di là dei fazzoletti rossi dei partigiani in montagna e nelle città, raccontando anche le vicende degli altri filoni del movimento di liberazione (la Resistenza militare, gli Imi, i deportati politici) e i limiti e gli errori della guerra partigiana, compresi gli atti violenti nei confronti dei vinti e degli stessi compagni di lotta.
Vicende come la strage di Porzus e i fatti di sangue del dopoguerra, però, non mettono in discussione il giudizio su quella pagina di storia nazionale. “Tutte le Resistenze sono violente. La guerra è guerra. La ricerca storica deve indagare a 360 gradi quel periodo, senza reticenze e senza tabù”, avverte Elena Aga Rossi. “Le violenze della guerra civile, di cui parlò già nel 1991 Claudio Pavone, non possono certo oscurare il significato della presa di distanza degli italiani dal fascismo”, taglia corto Melloni. “Né tolgono valore al sacrificio di chi lottò per la libertà del nostro Paese”, aggiunge Gentile.
Gli storici, invece, sono contrari a mettere sullo stesso piano partigiani e ragazzi di Salò. “Non è possibile una memoria condivisa perché c’era una differenza sostanziale tra chi deportava gli ebrei e chi combatteva i nazisti”, spiega Anna Foa. Tuttavia, la storia della Rsi va studiata con maggiore oggettività. “Per troppo tempo – dice Elena Aga Rossi – si è affermato che i fascisti erano tutti criminali e i partigiani tutti Santi. In realtà non era così. Accanto agli eccidi, alle delazioni, agli episodi di complicità con i nazisti, ci sono stati casi di fascisti di Salò che hanno aiutato gli ebrei o hanno aderito alla Rsi non per motivi ideologici ma soltanto per sopravvivere a quei tempi oscuri”.
E le dichiarazioni di Grillo sulla morte del 25 aprile? “Dubito che Grillo e i grillini abbiano memoria storica. Non vale la pena di parlarne”, si inalbera Anna Foa. “Dire che questa data è morta, ferisce la coesione civile del nostro Paese, proprio in un momento in cui il 25 aprile non divide più gli italiani”, argomenta Di Rienzo. E Cavaglion lancia un appello: “Chi ha a cuore la Resistenza, deve esprimere preoccupazione per come si presenta e agisce questo movimento nel nostro Paese. Non voglio esagerare, ma in questo populismo vedo in nuce i germi di un nuovo fascismo”.

(Il Messaggero e Il Mattino, 26 aprile 2013)

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Donne e uomini della Resistenza italiana: 2.878 biografie, regione per regione

Migliaia di ritratti delle donne e degli uomini dell’antifascismo, della Resistenza e della Guerra di Liberazione sul sito dell'Anpi nazionale. La più importante rassegna di biografie di antifascisti (2.878 al momento) esistente in rete, realizzata grazie al lavoro, alla passione e alle ricerche di Fernando Strambaci, giornalista, che a suo tempo fu giovanissimo sappista. 
Nella galleria, che ovviamente è una raccolta parziale, che viene incrementata periodicamente, sono comunque comprese tutte le Medaglie d’oro al valor militare della guerra di Liberazione, diciannove delle quali sono state conferite a donne. E' possibile effettuare la ricerca anche regione per regione.
"Queste biografie - si legge nel sito dell'Anpi - sono un omaggio a tutti coloro che in ogni tempo e in ogni condizione seppero mettere i valori della libertà e della democrazia al di sopra di ogni cosa, persino della incolumità propria e dei propri cari".
 
 
Il dabase dell'Anpi Roma (antifascisti e partigiani italiani, partigiani romani) -  a cura di Mario Avagliano
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Resistenza italiana, una bibliografia

a cura di Mario Avagliano e Gabriele Le Moli
 
Ecco una bibliografia dei testi più importanti relativi alla Resistenza italiana, nei suoi vari aspetti generali: storia, lettere e diari, memoria, immagini, documenti, letteratura, cinema, fumetto. Se ne volete segnalare qualcun altro, utilizzate l'opzione commento. Grazie.
 
Enciclopedie
    · AA.VV.Dizionario della ResistenzaPersonaggi, luoghi, organismi e formazioni, De Ferrari, 2008
    · AA.VV.Enciclopedia dell'antifascismo e della Resistenza, voll. I-VI, Edizioni La Pietra, Milano-Roma 1968-1989
   · Collotti E. - Sandri R. - Sessi F.Dizionario della Resistenza. Storia e geografia della Liberazione, voll. I-II, Einaudi, Torino 2000-2001
   · Rendina M., Dizionario della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Funo 1995

Resistenza
· AA.VV.Dalla Resistenza alla Costituzione. Unità didattiche, percorsi tematici, schede di lettura e di ricerca per le scuole, Nuovagrafica, Modena 1995
· AA.VV., Donne nella Resistenza. Una ricerca in corso, In "Italia contemporanea", n. 200, pp. 477-492, 1995
· AA.VV., Il Libro dei Deportati. I deportati politici, vol. 1, Mursia, Milano 2009
· AA.VV., La Resistenza delle donne, In Dialogo, 2010
· AA.VV.Missioni alleate e partigiani autonomi, L'arciere, Cuneo 1980
· AA.VV.Prigionieri in Germania. La memoria degli ex internati militari, Il filo di Arianna, Bergamo 1990
· AA.VV.Ribelli per amore. I cattolici e la Resistenza, Rubettino, 2007
· Addis Saba M.Partigiane. Tutte le donne della Resistenza, Mursia, Milano 1998
· Affinati R.Partigiani italiani (1943-1945), Chilemi, 2009
· Amico Nemico. Italia e Germania: immagini incrociate tra guerra e dopoguerra, atti del convegno, in "Storia e memoria", n. 1, pp. 7-147, 1996
· Anselmi T.Bella ciao. La Resistenza raccontata ai ragazzi, Biblioteca dell'immagine, 2004
· Avagliano M. - Le Moli G.Muoio innocente. Lettere di caduti della Resistenza a Roma, Mursia, Milano1999
· Avagliano M.Generazione ribelle. Diari e lettere dal 1943 al 1945, Einaudi, Torino 2006
· Avagliano M. - Palmieri M.Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945, Einaudi, Torino 2011 (capitolo sulla Resistenza degli ebrei)
· Avagliano M. - Palmieri M.Gli Internati Militari Italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945, Einaudi, Torino 2009
· Avagliano M.Sud, la Resistenza dimenticata, in "Patria Indipendente", n. 4, 25 aprile 2001
· Bartolini A.Per la patria e la libertà. I soldati italiani all'estero nella resistenza, Mursia, Milano 1986
· Bartolini A. - Terrone A.I militari nella guerra partigiana in Italia 1943-1945, Sme Ufficio Storico, Roma 1998
· Battaglia R. - Garritano G., Breve storia della Resistenza italiana, Editori Riuniti, Roma 2007
· Battaglia R., Storia della Resistenza italiana, Einaudi, Torino 1964
· Bendotti A. - Bertacchi G.Memoria, mito e autorappresentazione nel dopoguerra: i partigiani, i prigionieri, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 45, pp. 5-27, Bergamo 1996
· Bendotti A. - Valtulina E.Internati, prigionieri, reduci. La deportazione militare italiana durante la seconda guerra mondiale, Stamperia Stefanoni, Bergamo 1997
· Bendotti A.Resistenza. Gli studi e le memorie, in "Settegiorni", 25 aprile 1999, Bergamo 1999
· Binachini A. - Lolli F.Letteratura e Resistenza, Clueb, Bologna 1997
· Bocca G., Storia dell’Italia partigiana, Laterza, Bari 1966
· Bonardi P., Scambi di prigionieri-ostaggi durante la lotta di liberazione, 1989-1990
· Bonfanti G.La Resistenza. Documenti e testimonianze, Ed. la Scuola, Brescia 1976
· Bontempelli M.La Resistenza italiana. Dall'8 settembre al 25 aprile. Storia della guerra di liberazione, Cuec editrice, 2006
· Bruzzone A.M - Farina R., La Resistenza taciuta, La Pietra, Milano 1976
· Calamandrei P., Uomini e città della Resistenza. Discorsi, scritti ed epigrafi, Laterza, Bari 2006
· Caruso F.Carabinieri d’Italia. Esempi, martirio, gloria, Hoepli, Roma 1948
· Casadio G.La guerra al cinema. I film di guerra nel cinema italiano, Longo Editore, Ravenna 1998
· Cavaglion A.La Resistenza spiegata a mia figlia, L'Ancora del Mediterraneo, 2008
· Cazzullo A.Viva l'Italia! Risorgimento e Resistenza: perché essere orgogliosi della nostra Nazione, Mondadori, Milano 2010
· Ceschin D.Biblioteca antifascista. Letture e riletture della Resistenza, Istresco, 2006
· Ceva B.5 anni di storia italiana (1940-1945), Comunità, Milano 1964
· Chessa P.Guerra civile 1943-1945- 1948. Una storia fotografica, Mondadori, Milano 2005
· Chiarini R.25 aprile. La competizione politica sulla memoria, Marsilio, 2005
· D'Alessandro S.Ausiliarie e partigiane, due mondi diversi, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 47, pp. 47-70, Bergamo 1997
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