Intervista a Carla Marciano, musicista jazz

di Mario Avagliano

Una musicista dal “suono ruggente e graffiante”. Un “fiume di note spesso velocissime”. Un “nuovo talento” del jazz italiano. Un’artista di “forte passionalità”, capace di “assoli interminabili” e di un “sound acido e metropolitano”. Dopo l’uscita del suo primo disco, la salernitana Carla Marciano, classe 1968, sax alto e sopranino, ha collezionato recensioni positive da tutte le riviste più qualificate della musica jazz. Fidanzata con Alessandro La Corte, a sua volta eccellente pianista, la lady del jazz made in Salerno annuncia a la Città che ha in preparazione un nuovo cd, che conterrà per lo più brani originali, da lei composti.

Com’è nata la sua passione per la musica?
Credo di aver ereditato la passione da mio padre Giovanni, che se non avesse fatto il dentista, sarebbe diventato sicuramente un chitarrista. Casa mia era frequentata da musicisti, ho ascoltato dischi jazz fin da quando ero bambina.
Il suo primo strumento è stato il pianoforte, non il sax.
Ho cominciato a suonare intorno all’età di 11 anni, strimpellando note sul pianoforte che avevamo nel salotto. A 13 anni ero già attratta dagli strumenti a fiato. Soffrivo d’asma, e all’inizio i miei genitori non ne volevano sapere di questa mia fissazione. Il giorno del mio sedicesimo compleanno eravamo in vacanza al mare. Mio padre mi fece una splendida sorpresa. Al momento di soffiare le candeline sulla torta, tirò fuori da una scatola un magnifico sassofono alto che diventò subito l’inseparabile compagno delle mie giornate e dei miei sogni.
Inseparabile?
Beh, abbandonai tutte le altre cose: lo sport, gli amici. Il sassofono divenne la mia unica passione. Io ero molto studiosa, e trasferii la forza di volontà, la capacità di applicarmi, dalla scuola alla musica. Passavo interi pomeriggi a suonare, ad imparare da autodidatta il jazz, con l’aiuto dei dischi. In classe mi sentivo un po’ un corpo estraneo. Ricordo che i miei compagni mi prendevano in giro per la mia dedizione assoluta alla musica.
Conseguita la maturità al Liceo Classico Tasso, lei si è iscritta al Conservatorio di Salerno.
Allora il sassofono era entrato da poco come disciplina nel Conservatorio, e per questo motivo ho scelto il clarinetto. Ho studiato come un’ossessa. Mi sono diplomata in tre anni, rispetto ai sette che erano necessari.
Contemporaneamente si era iscritta all’Università di Medicina a Napoli.
La carriera musicale era un salto nel buio, lo studio dentistico di mio padre era una solida realtà: avevo la strada spianata... E così decisi di iscrivermi all’Università, ma durò poco. Sostenni appena due esami, prendendo un 30 e un 18. Poi mi ritirai. Gli studi al Conservatorio assorbivano tutto il mio tempo, e avevo capito che la musica era la mia vita.
Ricorda la sua prima esibizione dal vivo?
Eccome! E’ stata a Salerno, in un locale che si chiama Arethusa, a Pastena, vicino al Mumble Rumble. Era, credo, il 1989, e ricordo che ero emozionata dall’evento, anche perché io di carattere sono timida, riservata, introversa, e anche abbastanza problematica.
A Salerno in quegli anni nasceva quella poi è stata definita la “scuola salernitana del jazz”.
Sul finire degli anni Ottanta e nella prima metà degli anni Novanta, Salerno ha vissuto una stagione musicale forse irripetibile. C’era davvero un bel fermento, una voglia di fare che si avvertiva a pelle. Io allora non facevo ancora parte del movimento jazz salernitano, che ha prodotto tanti musicisti talentuosi e preparati, ma lo seguivo dall’esterno e ne ero affascinata.
Il fatto di essere donna è stato un vantaggio o uno svantaggio?
All’inizio, quando ho cominciato a frequentare gli altri musicisti salernitani, mi sono fatta un mucchio di problemi. Mi sentivo quasi fuori luogo fra tanti maschi. Loro però sono stati gentili e disponibili, e mi hanno aiutato a integrarmi. Ora ho un bellissimo rapporto con tutti e spesso lavoriamo insieme.
C’è qualcuno che deve ringraziare più degli altri?
Direi Dario Deidda, che mi ha stimolato molto a crescere. C’è stato un periodo, tra il ’94 e il ’96, che veniva a casa mia quasi tutte le sere. Io vivo in un attico in via Roma, nel palazzo dell’ex Hotel Diana, dove ho allestito una stanza interamente dedicata alla musica. Dario arrivava e insieme ad Alessandro La Corte, il mio fidanzato, ci mettevamo a suonare fino a notte inoltrata. Lui era molto più avanti di me, ed avere la sua stima era importante.
A suo giudizio, chi sono i musicisti salernitani più talentuosi?
Sono tutti musicisti di alto livello, è difficile scegliere. Rischierei di fare torto o di dimenticare qualcuno.
E tra i più giovani?
Citerei almeno Julian Oliver Mazzariello. Temo, comunque, che le nuove generazioni di musicisti salernitani abbiano meno possibilità di quante ne abbiamo avute noi.
Come mai?
I locali salernitani propongono poca musica dal vivo. Solo negli ultimi mesi c’è stato un timido risveglio. L’interesse del pubblico di Salerno per il jazz è scarso. E poi, se devo dirla tutta, le istituzioni non aiutano granché il movimento jazz. Prenda me, più che darmi una mano, a volte mi hanno messo il bastone tra le ruote. Quando c’erano manifestazioni, ero regolarmente ignorata. Per fortuna io di natura ho la “capa tosta” e ho continuato per la mia strada.
Lei ha suonato con alcuni tra i più grandi musicisti italiani e stranieri contemporanei. Chi l’ha colpita di più?
Ultimamente Antonio Onorato. E’ un grande musicista e una bellissima persona. Ho lavorato qualche volta con lui e c’è stata una sintonia totale.
Qual è il suo modello musicale?
John Coltrane. Lui, nel mio cuore, supera tutti con il suo sound modale, con le sue doti di inarrestabile improvvisatore. Certo, ce ne sono tanti altri che mi fanno impazzire: Charlie Parker, Joe Henderson, Bill Evans, McCoy Tyner, Sonny Rollins, Dexter Gordon ecc, ecc… la lista sarebbe infinita.
A Coltrane ha dedicato il suo primo cd, intitolato "Trane' s Groove".
Il disco è dedicato a Coltrane ma non contiene nessun pezzo suo. Alcuni brani sono miei, uno di Alessandro La Corte, uno di Dario Deidda, altri ancora sono degli standard classici. Però l’intero disco è percorso dalle atmosfere coltraniane, da un alternarsi di suoni gravi ed acuti.
La band che suona con lei è composta da musicisti salernitani, con l’eccezione del batterista Donato Cimaglia.
Ho voluto suonare con alcuni dei miei amici di sempre: Dario Deidda, Aldo Vigorito, il mio fidanzato Alessandro La Corte. L’intenzione era quella di dare vita a un disco “ruspante”, quasi live.
La critica ha parlato di un “lavoro rigoroso e cangiante, di forte spessore emotivo, in cui la sonorità aspra e nasale del sopranino sembra provocare squarci”...
La mia timidezza nasconde una grande passionalità. All’esterno sono una persona tranquilla, ma dentro sono agitata. Quando suono, mi trasformo e scarico nel sax le mie rabbie, le mie passioni. Questo mi porta ad avere un tipo di sound energico, quasi torrenziale.
Nel disco c’è anche spazio per tonalità melodiche. C’è chi ha scritto che lei “sotto una superficie scabra e forte, nasconde uno scrigno morbido, sinuoso e sfuggente”.
E’ vero. Sono le due facce della mia personalità, che da un lato è graffiante e dall’altra è dolce. Non a caso nel mio repertorio, accanto ai pezzi modali, entrano anche le ballads. Nel mio disco c’è poi un pezzo tutto elettronico, con suoni campionati, intitolato India's Mood, scritto dal mio compagno Alessandro, che ha un gusto world music o di indo jazz-fusion, per dirla con il Joe Harriott di tanti anni fa. Ho voluto rischiare inserendo questo pezzo in un disco tutto acustico perché sottintende, invece, una coerenza di base con il resto del disco. Sono contenta, infatti, che Alessandro, essendo un musicista molto versatile abbia aperto la mia mente, “unicamente” jazz, verso nuovi orizzonti musicali e nuove sonorità.
Condividere la stessa passione con chi si ama è un fatto positivo per la vita di coppia?
Io ritengo di essere stata fortunata a trovare un compagno musicista. Anche perché una persona che non suona, non mi avrebbe mai sopportata. Caratterialmente siamo due persone completamente diverse. Lui è energico, simpatico, brillante, molto piacevole da conoscere. Ha portato una ventata di allegria nella mia vita.
Come e quando vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti alla Polymusic, nel 1987. Mi telefonò e mi chiese se volevo far parte di un quartetto jazz, con Gaetano Fasano. Cominciammo a suonare insieme e un paio di anni dopo è scoccata la scintilla e ci siamo fidanzati.
I suoi prossimi progetti?
Quest’anno girerò molto per l’Italia. Sono stata invitata a molti Festival jazz, a Bolzano, a Vicenza, a Milano, a Roma. Sono davvero contenta, perché il mio lavoro viene apprezzato. Inoltre, la mia casa discografica mi ha chiesto di produrre un altro disco.
Quando uscirà?
Andrò in sala di registrazione in autunno e il cd uscirà in primavera. Questa volta conterrà quasi tutti pezzi miei. Spero che verrà fuori un bel disco, ricco di sound e di energia.

(La Città di Salerno, 9 maggio 2004)

Scheda biografica

Carla Marciano nasce a Salerno il 15 luglio del 1968. Si avvicina alla musica all'età di undici anni, dapprima al pianoforte, poi al sax alto e nel '91 si diploma in clarinetto presso il Conservatorio di Salerno. Nel '94 viene selezionata per il Progetto Biennale di Formazione e Qualificazione Professionale nel campo della Musica Jazz e Contemporanea, diretto da Ettore Fioravanti e Bruno Tommaso. Entra, così, a far parte della "Matera Concert Band" di E. Fioravanti, con la quale si esibisce in alcuni festival italiani di jazz. Nel '96 viene scelta con altri 11 altosassofonisti per partecipare al 1° Premio Nazionale M. Urbani per il "miglior altosassofonista italiano emergente" (tenutosi ad Urbisaglia , con il supporto ritmico di Franco D'Andrea, Giovanni Tommaso e Fabrizio Sferra), classificandosi quarta. Ha fatto parte della Posilliporchestra (orchestra stabile dell' Otto Jazz Club di Napoli). Attualmente è impegnata con il progetto "Trane's Groove", con il quale, tra brani originali, standards e classici del repertorio coltraniano, desidera rendere omaggio al grande sassofonista americano John Coltrane, esplorando e rivisitando il suo linguaggio strumentale. "Trane' s Groove" (con Alessandro La Corte-pianoforte, Aldo Vigorito e Dario Deidda-contrabbasso, Donato Cimaglia-batteria), è anche il titolo del cd inciso per l'etichetta DDQ (SoulNote/BlackSaint - IREC - Milano), in distribuzione dall’aprile 2003. Collaborazioni: Ernst Reijseger, Stefano Sabatini, Ettore Fioravanti, Carl Anderson, Karl Potter, Joy Garrison, Dario Deidda, Aldo Vigorito, Giovanni Amato, Antonio Onorato ed altri. Per la musica pop: Enzo Avitabile.

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