Mario Avagliano

Mario Avagliano

Il duce e le donne storia di un'ossessione

 di Mario Avagliano 

Benito Mussolini non era bello, non era snello e neppure alto. Non aveva un portamento elegante e non presentava una sola di quelle particolari caratteristiche che normalmente affascinano il pubblico. Eppure “una gran massa di italiani visse in una sorta di simbiosi psicologica col suo corpo, desiderandolo nella componente femminile, sognando di essere come lui in quella maschile”.
Il sesso come simbolo del potere politico. Anche così il duce ha incarnato il mito della potenza nell’Italia fascista. È la tesi di fondo del bel saggio Dux. Una biografia sessuale di Mussolini (Rizzoli, pp. 439, euro 21), scritto con competenza storica e sapienza narrativa da Roberto Olla, responsabile di Tg1 Storia, autore della fortunata serie di Combat Film.
In questo libro, fresco di stampa, uscito in Inghilterra prima che in Italia col titolo “Il Duce and his women”, si sostiene che il “mussolinismo” (che è cosa diversa dal fascismo) è stato costruito e si è fondato sul mito del suo corpo da contadino padano, con la mascella quadrata e il petto villoso: dalle schegge conficcate nelle sue carni durante la prima guerra mondiale ai muscoli esibiti col piccone in mano durante le demolizioni per aprire a Roma via della Conciliazione.
Alle radici di questo mito c’è il rapporto di Mussolini con le donne. Quattrocento sarebbero, secondo una stima attendibile, quelle “amate” nel corso della sua vita dal duce, che mise al mondo figli legittimi e illegittimi, intrattenendo molteplici amanti, brune e bionde, magre e procaci, di varie nazionalità: “Sono giovani e belle, le prendo, poi non ricordo più né il loro nome né come sono fatte”.
Il racconto di Olla, tutt’altro che pruriginoso anche se non privo di particolari piccanti e virulenti (“le fonti – si scusa l’autore – non permettono di rispettare questa esigenza di eleganza”), parte dall'apprendistato, invero alquanto rude, del giovane Benito nella Romagna contadina del tardo Novecento, da parte di tale Virginia B., come raccontò lo stesso futuro duce: “la presi lungo le scale, la gettai in un angolo dietro a una porta e la feci mia. Si rialzò piangente e avvilita”.
All’inizio Mussolini scelse donne intelligenti e moderne. Due su tutte: la rivoluzionaria ucraina Angelica Balabanoff, che affinò, politicamente e sessualmente, l’imberbe e rozzo Mussolini, e l’ebrea Margherita Sarfatti, coltissima e abile, che con il suo libro Dux esportò il suo Mito a livello mondiale.
Unitosi in matrimonio religioso con Rachele Guidi nel 1925, il duce continuò imperterrito nella sua collezione di donne, consumando gli amplessi davanti alle carte della sua scrivania a Palazzo Venezia, portandole al mare, in barca e in montagna.
Un “furor eroticus” che non ebbe fine neppure quando Mussolini “ufficializzò” il suo rapporto con Claretta Petacci, la donna che lo seguì fino al tragico epilogo di Piazzale Loreto. Claretta sostenne il suo Ben nella bufera della seconda guerra mondiale e di fronte ai segni del declino fisico, gli procurò il miglior afrodisiaco dell’epoca, l’antesignano del moderno Viagra: l’Hormovin, prodotto in Germania.
La “biografia sessuale di Mussolini” è un ritratto impietoso dal quale emerge un uomo politico ch’era preda, come si direbbe oggi, di una forma compulsiva di dipendenza dal sesso, e che porta alla luce ipocrisie, volgarità, aspetti caratteriali e della personalità del Dux, demolendo, se ce n’era ancora bisogno, anche dal punto di vista morale la vulgata buonista del “brav’uomo”.
 
(Il Messaggero, 27 maggio 2012)
 

Gramsci. Burattini e burattinai di un arresto

di Mario Avagliano

 
La tragica coda della vicenda politica ed esistenziale di Antonio Gramsci costituisce un appassionante enigma storiografico. A distanza di 75 anni dalla morte del fondatore del partito comunista d’Italia, i punti oscuri sono ancora molti. Dopo l’arresto, fu davvero abbandonato al suo destino da Stalin e Togliatti perché ritenuto troppo ingombrante? E la sua impietosa critica al modello sovietico si spinse fino all’abiura del marxismo, in un quaderno dal carcere rimasto segreto?
Alcuni saggi usciti nelle ultime settimane aggiungono qualche importante tassello alla conoscenza dei fatti. Non mancando di suscitare un vivace dibattito, con Massimo D’Alema che punta il dito su lobbies ed élites tecniche: “La polemica sul Togliatti stalinista e sul Gramsci eretico è falsa e strumentale. Vogliono delegittimare le culture politiche del dopoguerra e i partiti che ne sono gli eredi”.
Per dipanare la matassa, il punto da cui partire – suggerisce Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Gramsci e autore di Vita e pensiero di Antonio Gramsci. 1926-1937 (Einaudi, pp. 367, euro 33) - è la critica ai “compagni” russi. “Voi oggi state distruggendo l’opera vostra”, scrive Gramsci il 14 ottobre 1926, su incarico dell’Ufficio politico del Pcd’I, in una vibrante lettera al Comitato centrale del partito comunista sovietico. Vacca  mette in rilievo  che non si tratta di una semplice accusa di metodo riguardo all’espulsione di Trotzki & Co.: Gramsci segna in modo insanabile e definitivo la sua presa di distanza dalla politica messa in atto da Stalin.
Un mese dopo quel messaggio, l’8 novembre 1926, in violazione dell’immunità parlamentare, Gramsci viene tratto in arresto dalla polizia fascista e rinchiuso a Regina Coeli. Inizia la sua odissea giudiziaria e carceraria. Nel febbraio 1928, mentre si trova nel carcere milanese di San Vittore, riceve una lettera di un dirigente del partito, Ruggiero Grieco, partita da Basilea e guarda caso transitata per Mosca, che lo fa “inalberare” perché “compromettente”, in quanto rivela che è il capo del Pcd’I.
Siamo alla vigilia del processo a ventidue imputati comunisti, tra i quali figurano, oltre a Gramsci,  Umberto Terracini e Mauro Scoccimarro, e il regime è all’affannosa ricerca di elementi di accusa nei confronti del pensatore sardo. La missiva potrebbe essere utilizzata contro di lui. E il giudice istruttore Enrico Macis commenta sardonico: “Onorevole Gramsci, lei ha degli amici che certamente desiderano che lei rimanga un pezzo in galera”. 
A maggio si celebrerà il processo e il pubblico ministero Isgrò concluderà la sua requisitoria con una frase rimasta famosa: «Per vent'anni dobbiamo impedire a questo cervello di funzionare». Una richiesta accolta dal Tribunale. Quanto abbia contato la lettera ai fini della condanna, è oggetto di discussione. Gramsci, tuttavia, fino all’ultimo sospetterà che dietro a Grieco si nasconda Togliatti.
Su questa lettera di Grieco, definita di volta in volta da Gramsci “strana”, “famigerata” e addirittura “un atto scellerato”, gli storici si sono esercitati da tempo. Vacca, nel suo saggio, esclude la tesi del complotto interno: Togliatti non aveva bisogno di sabotare i tentativi di scarcerazione di Gramsci in quanto Mussolini odiava di suo il comunista sardo e lo stesso Cremlino non aveva alcun interesse a liberarlo, per le sue posizioni eterodosse.
Ma allora chi fu a manovrare Grieco? Luciano Canfora, in un altro libro uscito nelle ultime settimane, Gramsci in carcere e il fascismo (Salerno editore, pp. 304, euro 12), non esclude che questi abbia scientemente cercato di danneggiare Gramsci (e Terracini e Scoccimarro, destinatari di altrettante missive), su mandato dell’Ovra, la polizia segreta fascista. Una pista che sarebbe avvalorata anche dall’imbarazzante Appello ai fratelli in camicia nera redatto dallo stesso Grieco nell’agosto 1936 sulle colonne del periodico “Lo Stato operaio”, nel quale proponeva di far proprio il programma mussoliniano del 1919.
Le tre missive in cui Gramsci parla di Grieco furono in ogni caso eliminate dalla prima edizione delle Lettere dal carcere del 1947. D’altronde Palmiro Togliatti, appena quindici giorni dopo la morte di Gramsci (27 aprile 1937), aveva inviato una direttiva ai compagni comunisti del Centro estero per esortarli a “non prendere nessuna iniziativa di pubblicazione di lettere e altro materiale inedito (di Gramsci) senza accordo con me”.
L’intento censorio era evidente. E infatti l’intera opera di Gramsci fu sottoposta a pesanti tagli da Felice Platone, con la supervisione dello stesso Togliatti. Furono espunti i riferimenti agli eretici Trotzki e Rosa Luxemburg ma anche molti brani di carattere più umano.
Canfora scrive che l’operazione rappresentò in quel momento storico “la sola via che potesse avvicinare quelle pagine a un pubblico più ampio”. Quale che siano stati i reali intenti di Togliatti (Nunzio Dell’Erba, in polemica con Canfora, ritiene che il Migliore volesse “costruire un piedistallo per se medesimo come erede dell’opera di Gramsci, occultando i motivi delle loro divergenze politiche”), vi sono punti ancora da chiarire.
Lo stesso Canfora si dilunga sul ruolo di informatore dell’Ovra che avrebbe svolto l’anarchico Ezio Taddei, nel dopoguerra approdato a Botteghe Oscure. E Franco Lo Piparo, in un altro volume uscito di recente, I due carceri di Gramsci. La prigione fascista e il labirinto comunista (Donzelli, pp. 144, euro 16), avanza l’ipotesi che Togliatti abbia fatto sparire un intero Quaderno, il n. 34, nel quale Gramsci avrebbe preso le distanze dal comunismo tout court. In effetti lo stesso Togliatti fin dall’inizio parlò di 34 quaderni dal carcere, ma ne sono conosciuti (e sono stati pubblicati) solo 33.
Insomma, c’è ancora materia per gli storici. David Bidussa invita ad indagare sulla pista di Cambridge. Dove viveva l’economista Piero Sraffa, che assieme alla cognata Tania Schucht fu la persona più vicina a Gramsci nel periodo della detenzione e dopo la sua scomparsa trasmise a Togliatti le copie delle lettere e dei quaderni. È in Inghilterra la soluzione dell’enigma?
 
(Il Messaggero, 31 luglio 2012)

Il partigiano Montezemolo

Il partigiano Montezemolo

PREMIO FIUGGI STORIA 2012 e PREMIO "De Cia" libri storia militare

- GIA' ALLA SECONDA EDIZIONE -

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(Dalai, 416 pagine, 22 euro)

Una biografia minuziosa e commovente del capo della resistenza militare dell’Italia occupata, che agiva nella Roma del 1943-44 e morì alle Fosse Ardeatine. Da uno storico affermato, un saggio che colma una lacuna nella storiografia sulla Resistenza.

Il libro si è aggiudicato il Premio “Fiuggi Storia 2012”, promosso dalla Fondazione Levi-Pelloni, come migliore biografia dell’anno, e il Premio “Gen. Div. Amedeo De Cia”, promosso dall’Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, per i saggi di storia militare.

Un mese dopo la liberazione di Roma, il generale Alexander, capo delle Forze Alleate in Italia, inviò una lettera privata alla marchesa Amalia di Montezemolo, moglie del colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo esprimendole profonda ammirazione e gratitudine per l’opera del marito.

Chi era questo colonnello di origine piemontese e di nobile lignaggio (imparentato con Luca Cordero di Montezemolo), ufficiale dello Stato Maggiore dell’Esercito, segretario particolare di Badoglio dopo il 25 luglio 1943, e quale ruolo svolse il Fronte Militare Clandestino di Roma (FMCR) da lui guidato nella guerra contro i tedeschi?

La vicenda del partigiano con le stellette Montezemolo, militare di carriera, monarchico convinto, anticomunista ma in ottimi rapporti con Giorgio Amendola, costituisce un esempio significativo sotto diversi aspetti di come la storiografia abbia per troppo tempo oscurato o sottovalutato personaggi e movimenti della Resistenza di matrice moderata.

Colmando tale lacuna, questo saggio ricostruisce la vita di Montezemolo attraverso un certosino lavoro di ricerca negli archivi dello Stato Maggiore dell'Esercito, l’intervista di vari testimoni dell'epoca, l’analisi di centinaia di documenti, saggi e libri di memoria, molti dei quali inediti o rari e introvabili, e la consultazione degli archivi familiari, dal cardinale Andrea Montezemolo alla marchesa Adriana Montezemolo fino al primogenito Manfredi e ai nipoti Carlo, Saverio e Ludovica Ripa di Meana.

Ripercorrendo le tappe della vita di Montezemolo – dalla Grande Guerra alla Guerra di Spagna, al suo ruolo nel secondo conflitto e nel colpo di stato che destituì Mussolini e poi come capo della resistenza militare in Italia e a Roma, fino alla tragica morte alle Fosse Ardeatine – il libro contempera l’efficace ritratto storico del Paese con la commovente storia familiare di un padre, marito e militare, descrivendo con efficacia l’abbaglio di una generazione di italiani per il fascismo e il loro riscatto durante la Resistenza.

La biografia è corredata da alcuni documenti e da un apparato iconografico di fotografie del personaggio e dei familiari.

 

Paolo Mieli, Corriere della Sera: "Un libro esaustivo sulla figura di Montezemolo".

Aldo Cazzullo, Corriere della Sera: "Una biografia che non indulge mai alla retorica o all’agiografia, tenendo ferma la barra di una ricostruzione puntuale e documentata in ogni dettaglio, come è testimoniato dal ricco apparato di note. Ne viene fuori un libro di storia scritto con il rigore dello specialista e con freschezza narrativa. Insomma, un 'romanzo' non romanzato, che svela un eroe italiano di prima grandezza, che se non fosse stato trucidato alle Fosse Ardeatine, sarebbe stato senza ombra di dubbio un protagonista dell'Italia del dopoguerra".

Mimmo Franzinelli, storico: "Questa documentatissima biografia rimedia a un’ingiustificata trascuratezza e reinserisce la figura di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo nel circuito storiografico, quale organizzatore militare della Resistenza nella capitale. E ne presenta l’intero arco della breve e intensa vita, nell’ambito familiare come negli aspetti professionali".

 

pallanimred.gif (323 byte) La scheda del libro sul sito della Dalai

pallanimred.gif (323 byte) Il servizio sul libro del Tg1 Storia di Roberto Olla (6 agosto 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il filmato della presentazione de "Il partigiano Montezemolo" a Milano (22 maggio 2012) con Paolo Mieli, Mimmo Franzinelli, Dino Messina e Mario Avagliano

pallanimred.gif (323 byte) Servizio sulla presentazione de "Il partigiano Montezemolo" a Roma (30 maggio 2012) con Aldo Cazzullo

 

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LE RECENSIONI (quotidiani, agenzie e periodici nazionali)

pallanimred.gif (323 byte) Giuseppe Montezemolo. Il partigiano con le stellette, Corriere della Sera, di Aldo Cazzullo (10 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo. Il colonnello partigiano che volle riscattare il re, Il Messaggero, di Mimmo Franzinelli (11 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il capo partigiano nelle mani di Kappler, Il Mattino, di Mario Avagliano (13 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il partigiano Montezemolo e la Resistenza tradita, Il Venerdì di Repubblica (13 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Libri: Mario Avagliano, Il partigiano Montezemolo, AGI (14 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Editoria: con "Il partigiano Montezemolo" va in scena l'altra Resistenza, Omniroma, di Giuseppe Musmarra (21 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Risarcimento alla memoria del partigiano Montezemolo, l'Osservatore Romano, di Gaetano Vallini (25 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Partigiano Montezemolo per la patria e per il Re, La Stampa, di Michele Brambilla (25 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) La lotta di Montezemolo, il patriota non partigiano, Il Giornale, di Mario Cervi  (25 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo: i veri esclusi dalla Festa della Liberazione, Europa, di Federico Orlando (25 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) La stanza di Mario Cervi - Il realismo dell'eroe Giuseppe Montezemolo, Il Giornale, di Mario Cervi  (29 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Tutta un'altra Resistenza. Un colonnello scomodo, Orientamenti Storici, di Andrea Rossi  (29 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il partigiano con le stellette, Ansa, di Gabriele Le Moli (4 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) La resistenza dimenticata dei 'patrioti', Avvenire, di Antonio Airò  (8 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) A Montezemolo, con fraterno affetto, L'Espresso, di Denise Pardo  (10 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, un eroe dimenticato, blog Corriere della Sera, di Dino Messina (24 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Un eroe dimenticato, La Nazione, di Maria Rita Parsi (30 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Un eroe dimenticato, Il Giorno, di Maria Rita Parsi (30 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Un eroe dimenticato, Il Resto del Carlino, di Maria Rita Parsi (30 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo, l'eroe dimenticato, Pagine Ebraiche, di Mario Avagliano  (giugno 2012)

 

 

LE RECENSIONI (portali web e quotidiani locali)

pallanimred.gif (323 byte) L'eroico Cordero Lanza di Montezemolo, Ciociaria Oggi (14 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) La biografia di un eroe dimenticato della Resistenza, l'Indro, di Annamaria Barbato Ricci (25 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il patriota Montezemolo. Intervista a Mario Avagliano, Il recensore.com, di Alessandra Stoppini (23 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il partigiano Montezemolo eroe dimenticato, Il Quotidiano di Calabria (21 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo. Un eroe italiano, La Sicilia, di Anna Asero (28 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Frignani e il Fronte clandestino, La Voce di Romagna, di Aldo Viroli (28 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, un partigiano dimenticato, La Gazzetta di Lucca, di Silvia Toniolo (29 aprile 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo, eroe dimenticato della Resistenza, Il Giornale di Vicenza (6 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Montezemolo, eroe dimenticato della Resistenza,  Bresciaoggi (6 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Il partigiano Montezemolo, La Provincia di Cremona (7 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Resistenza grigioverde, La Gazzetta del Mezzogiorno, di Michele Pacciano (21 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Quel Montezemolo partigiano dimenticato, Lettera43, di Maria Rosaria Iovinella (29 maggio 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Avagliano ed 'Il Centro del fiume' svelano la Resistenza sconosciuta, La Provincia di Frosinone (7 giugno 2012)

pallanimred.gif (323 byte) Grande successo per 'La resistenza nella Roma occupata 1943-44', Ciociaria Oggi (9 giugno 2012)

 

pallanimred.gif (323 byte) L'autore

Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar), della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e del comitato scientifico dell’Istituto “Galante Oliva”, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de «Il Messaggero» e de «Il Mattino». Ha pubblicato tra l’altro: Muoio innocente. Lettere dei caduti della Resistenza romana (Mursia, 1999); Generazione ribelle. Diari e lettere 1943-1945 (Einaudi, 2006); Gli internati militari italiani (Einaudi, 2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia (Einaudi, 2011), Voci dal lager (Einaudi, 2012), Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell'Italia occupata (Dalai, 2012)

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Di pura razza italiana. L'Italia ariana di fronte alle leggi razziali

"Di pura razza italiana" di Mario Avagliano e Marco Palmieri: la storia della reazione degli italiani "ariani" di fronte alle leggi razziste tra il 1938 e il 1943

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(Baldini & Castoldi, 448 pagine, 18,90 euro)

In occasione del 75° anniversario delle leggi razziali, esce in tutte le librerie il nuovo saggio di Mario Avagliano e Marco Palmieri, Di pura razza italiana (Baldini & Castoldi, pp. 446, euro 18.90), che per la prima volta in Italia, mette a fuoco la reazione di complicità, indifferenza, opportunismo, e in rari casi di solidarietà, degli italiani “ariani” ai provvedimenti e alla persecuzione antiebraica nel nostro Paese, attraverso una ricognizione ampia e approfondita dei documenti coevi da tutta Italia, quali diari, lettere, denunce, articoli di giornale e relazioni fiduciarie. Un libro potente di denuncia. Una lettura necessaria.

 

Dalla recensione di Aldo Cazzullo, Corriere della Sera:

«Pagine emozionanti, che colpiscono e indignano. Una cronaca impietosa, una sorta di «romanzo criminale» dell’antisemitismo italiano».

Massimo Bray, ministro dei Beni culturali: «L’approvazione delle leggi razziali rappresenta, ancora oggi, una ferita aperta e una pagina buia della nostra storia del secolo scorso. A 75 anni dalla loro promulgazione, il volume che oggi viene presentato ha il pregio di voler costituire un ulteriore e prezioso tassello per la ricostituzione di una imprescindibile memoria collettiva, radice di ogni vero spirito democratico e speranza per un futuro di pace, a difesa della persona e dei suoi diritti inalienabili».

Roberto Olla, giornalista e storico: «Un libro necessario, perché il binario su cui correvano le opere di divulgazione su questo tema era troppo stretto nel dualismo fra le leggi razziste volute dal regime da un lato e i giusti italiani dall'altro. Per questo è un libro da divulgare, se vogliamo che il nostro presente faccia i conti col nostro passato».

Amedeo Osti Guerrazzi, storico: «E' un libro estremamente importante e completo, perché sulle leggi razziste c'è stata una immensa rimozione di massa, un oblio condiviso, che ha coinvolto l'intera popolazione e nessuno ha voluto vedere, sapere, capire cosa stava succedendo. Questo volume contribuisce a fare luce sulla galleria degli orrori dell’antisemitismo italiano».

 

Il libro

«È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti». Così recitava il Manifesto della razza che nel luglio 1938, dopo una virulenta propaganda sui giornali, ufficializzò la svolta antisemita dell’Italia fascista. Entro novembre il regime passò dalle parole ai fatti, varando le cosiddette leggi razziali che equivalsero alla «morte civile» per gli ebrei, banditi da scuole, luoghi di lavoro, esercito, ed espropriati delle loro attività. La bella gioventù dell'epoca (universitari, giornalisti e professionisti in erba) rappresentò l'avanguardia del razzismo fascista. Molti di loro avrebbero costituito l'ossatura della classe dirigente della Repubblica, cancellando le tracce di quel passato oscuro.

Non a caso, per lungo tempo la persecuzione è stata declassata dalla memoria collettiva, e da una parte della storiografia, a una pagina nera che gli italiani, in fondo «brava gente», avrebbero subìto passivamente.

Per restituirci un’immagine quanto più veritiera possibile dell’atteggiamento della popolazione di fronte alla persecuzione dei connazionali ebrei, Avagliano e Palmieri hanno compiuto una ricognizione di un’enorme mole di fonti (diari, lettere, carteggi burocratici e rapporti dei fiduciari della polizia politica, del Minculpop e del Pnf) dal 1938 al 1943.

Ne è emersa una microstoria che narra un «altro Paese», fatto di persecutori (i funzionari di Stato), di agit-prop (i giornalisti e gli intellettuali che prestarono le loro firme), di delatori (per convinzione o convenienza), di spettatori (gli indifferenti) e di semplici sciacalli che approfittarono delle leggi per appropriarsi dei beni e le aziende degli ebrei. Rari i casi di opposizione e di solidarietà, per lo più confinati nella sfera privata.

Complessivamente in quegli anni bui milioni di persone si scoprirono di pura razza italiana e i provvedimenti razziali riscossero il consenso maggioritario della popolazione.

 

pallanimred.gif (323 byte) La scheda del libro sul sito della Baldini & Castoldi

pallanimred.gif (323 byte) Un estratto del libro

pallanimred.gif (323 byte) Lo spot del libro

 

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LE RECENSIONI (quotidiani nazionali)

pallanimred.gif (323 byte) Quando l'Italia divenne razzista, Corriere della Sera, di Aldo Cazzullo (19 novembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) A scuola di razzismo, Il Messaggero (19 novembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) "Fuori i giudei", infamie dall'Italia fascista, Il Mattino (19 novembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) "La leggi razziali non furono col cuore in mano. I primi a sostenerle furono gli intellettuali. Ecco un elenco di nomi molto imbarazzante, di Diego Gabutti, Italia Oggi (5 dicembre 2013)

 

TV e RADIO

pallanimred.gif (323 byte) Tg Parlamento - Pagine Politiche (RAI 2), Intervista a Mario Avagliano a cura di Gianni Scipione Rossi (6 gennaio 2014)

pallanimred.gif (323 byte) Uno Mattina (RAI 1), Intervista a Mario Avagliano (17 dicembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) Tg1 Storia (RAI 1), Intervista a Mario Avagliano a cura di Roberto Olla (6 gennaio 2014)

 

LE RECENSIONI (quotidiani locali)

pallanimred.gif (323 byte) Italiani e leggi razziali, una pagina oscura, Gazzetta di Parma (26 novembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) Quando in Italia si vigilava sugli ebrei, Gazzetta del Mezzogiorno, di Michele Pacciano (21 dicembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) In Puglia il primo atto di discriminazione razziale, Corriere del Giorno (4 gennaio 2014)

 

LE RECENSIONI (periodici)

pallanimred.gif (323 byte) E nel 1938 gli italiani si scoprirono di pura razza ariana, Shalom (novembre 2013)

pallanimred.gif (323 byte) Italiani, "brava gente" di pura razza, Pagine Ebraiche, di Daniel Reichel (dicembre 2013)

 

pallanimred.gif (323 byte) Gli autori

Mario Avagliano, giornalista e storico, è membro dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar), della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e del comitato scientifico dell’Istituto “Galante Oliva”, e direttore del Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma-Lazio. Collabora alle pagine culturali de Il Messaggero e de Il Mattino. Con Einaudi ha pubblicato: Generazione ribelle. Diari e lettere 1943-1945 (2006); Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012). Con Baldini&Castoldi ha pubblicato: Il partigiano Montezemolo. Storia del capo della resistenza militare nell’Italia occupata (2012), Premio Fiuggi Storia 2012..

Marco Palmieri, giornalista e storico, è membro dell'Istituto Romano per la Storia d'Italia dal Fascismo alla Resistenza (Irsifar) e della Società Italiana per gli Studi di Storia Contemporanea (Sissco) e collabora col Centro Studi della Resistenza dell'Anpi di Roma. Con Einaudi ha pubblicato: Gli internati militari italiani. Diari e lettere dai lager nazisti 1943-1945 (2009); Gli ebrei sotto la persecuzione in Italia. Diari e lettere 1938-1945 (2011) e Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945 (2012).

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