Il libro di Avagliano e Palmieri L’Italia e il complesso passaggio dalla dittatura alla democrazia

di Adam Smulevich

Un’Italia dalle due facce. Da una parte un Paese lanciato verso il futuro, aperto alla sperimentazione e all’innovazione, sull’onda dell’entusiasmo per la ritrovata libertà dopo oltre venti anni di spietata dittatura. Dall’altra macerie ovunque, lutti e lacerazioni, una quotidianità caratterizzata da molte sfide e inciampi.
Proseguendo un felice percorso di ricostruzione storica delle recenti vicende italiane, Mario Avagliano e Marco Palmieri, nel loro nuovo libro Dopoguerra. Gli italiani fra speranze e disillusioni (1945-1947) pubblicato da Il Mulino, portano nuovamente il lettore a confrontarsi con temi che restano vivi, centrali e talvolta distorti nel confronto pubblico e politico. Un triennio, quello preso in esame, che si apre con la fine della dittatura e che ci lascia con il varo del più formidabile presidio democratico, la Costituzione repubblicana. Un percorso tutt’altro che semplice, nel Paese delle molte ferite aperte, delle illusioni e delle disillusioni, che Avagliano e Palmieri delineano attraverso una ricca e varia documentazione. Diari privati, lettere e rapporti di polizia. Ma anche le manifestazioni del costume e della cultura di quel tempo.
“La guerra è finita. Restano però il razionamento del pane, gli abiti e i cappotti rivoltati, le scarpe risuolate, le case senza i servizi essenziali, le strade e le ferrovie dissestate, la borsa nera, la polvere delle macerie e una disperazione che alimenta gravi agitazioni sociali, ma anche la criminalità e il banditismo”. È in quel contesto non certo idilliaco, ma per fortuna sotto la guida di personalità illuminate e concrete, che maturano risposte di segno opposto rispetto al passato mussoliniano. “Appena tre anni dopo – si legge infatti – molto è cambiato. L’Italia è una repubblica, ha una nuova Costituzione e ha scelto per la prima volta nella sua storia il proprio assetto politico-istituzionale attraverso due tornate elettorali a suffragio universale maschile e femminile segnate da una straordinaria partecipazione popolare”. Un triennio che rappresenta quindi “uno snodo cruciale, un’autentica stagione costituente, in tutti i sensi”.
Di grande interesse, tra le altre, le pagine che sono dedicate al ritorno dei sopravvissuti alla Shoah italiani e dell’emigrazione ebraica verso l’allora Palestina mandataria, il futuro Stato di Israele. Spiegano gli autori: “Come per i reduci della guerra, della prigionia e della deportazione politica, anche gli ebrei sopravvissuti alla Shoah al rientro in patria trovano un paese in ginocchio che ha voglia di lasciarsi al più presto alle spalle tutti gli orrori e tutte le responsabilità degli anni della dittatura e della guerra, compreso le leggi razziali del 1938 e la partecipazione di molti italiani alla cattura e alla deportazione dei connazionali ebrei”. L’Italia li accoglie pertanto con “indifferenza, perfino con freddezza”.
Ci sono però anche belle storie da raccontare, come quella che ha per protagonista la città ligure de La Spezia, “la porta di Sion” da cui salparono in tanti in cerca di un futuro diverso. È un trasporto che passa alla storia quello dell’8 maggio 1946 quando di mattina, “dopo sei settimane di proteste e uno sciopero della fame dei rifugiati, anche grazie all’intervento di De Gasperi salpano due navi, Fede e Fenice, con un migliaio di persone a bordo”.
L’Italia resta comunque anche il Paese in cui “più che altrove” si incrociano le vie di fuga delle vittime con quelle dei loro stessi aguzzini, ora sconfitti e braccati”. Il caso esemplare che gli autori citano è quello di Merano e del Sudtirolo, che furono zona di transito “anche per nazisti e collaborazionisti che tentavano di mettersi in salvo in vista della sconfitta finale”. Un altro tema su cui resta molto da scrivere e che questo bel libro, che sarà oggi presentato alle 18 a Roma a Palazzo Ferrajoli, ha il merito di ricordare.

(Moked.it, 25 settembre 2019)

L’Italia del “Dopoguerra” ballava sulle macerie ma era divisa su tutto (Il Piccolo di Trieste)

di Paolo Marcolin

Nel libro di Mario Avagliano  e Marco Palmieri edito dal Mulino una ricostruzione degli anni fra la Liberazione e la nascita della Costituzione

“Quando dissi l’ultima battuta di ‘Napoli milionaria’ - raccontò anni dopo Eduardo - scoppiò un applauso furioso, e poi un pianto irrefrenabile, tutti piangevano. Io avevo detto il dolore di tutti”. Quel “ha da passà ‘a nuttata”, divenuto poi proverbiale, ebbe la forza di interpretare lo smarrimento, l’incertezza e la speranza di un intero Paese. L’Italia sferzata dalla violenza, dalla povertà e dal sudiciume che usciva da una lunga e disastrosa guerra, raccontata da Malaparte o dai film del neorealismo rivive nelle pagine di “Dopoguerra” (Il Mulino, Pagg. 495, Euro 28,00).
 
Scritto a quattro mani da Mario Avagliano e Marco Palmieri, entrambi giornalisti e storici, racconta i due anni e mezzo che vanno dalla Liberazione alla nascita della Costituzione, un periodo cruciale, in cui la vita politica, sociale, economica e culturale si trasforma radicalmente. Il volume ha il pregio di essere costruito, oltre che su una vasta bibliografia storica e memorialistica, sulle testimonianze di chi ha vissuto quegli anni. Pescando in decine di fondi d’archivio, come quello diaristico di Pieve di Santo Stefano che conserva oltre 8.000 tra diari, memorie ed epistolari, gli autori fanno rivivere voci di personaggi noti accanto a quelli di sconosciuti. Due esempi: la maestra friulana Blandina Snaidero ricorda che “si ballava sulle macerie fumanti, nelle sagre ci si ubriacava assieme ai soldati stranieri”, mentre Giampaolo Pansa fa sapere che aveva dieci anni quando la mamma gli fece scrivere il cartello per metterlo sulla vetrina del negozio di famiglia: “la signora Giovanna domani chiude il negozio perché va a votare per la prima volta a 43 anni”.
 
Erano anni di contrapposizioni forti, alla Don Camillo e Peppone, ma che facevano intravedere come alla fine della ‘nuttata’ eduardiana si sarebbero schiuse le porte di un futuro migliore. Il vento del nord, il soffio partigiano a poco a poco mutava in bonaccia, ma si faceva strada l’allegria dei naufragi, quelli che erano scampati alla guerra e adesso tra cioccolata e sigarette americane tornavano a divertirsi. Si ballava nelle piazze, nei cortili, nei giardini, davanti ai caffè e tra i tavoli delle osterie, accompagnati da fisarmoniche, dai grammofoni a manovella o, in mancanza di meglio, dai battimani. Si sognava l’amore con i fotoromanzi come Grand Hotel, che finiva anche nelle borsette delle donne di sinistra, si tornava a tifare per il calcio. E a dividersi. Guareschi lo sapeva bene. “Gli italiani sono ugualmente pronti a scannarsi per un centrattacco, per un tenore o per un capopartito”. Ma che il peggio fosse finalmente alle spalle lo condensava una battuta alla Flaiano della sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico: ”Amore mio, è scoppiato il dopoguerra. Speriamo che duri poco”. —
 
(Il Piccolo di Trieste, 3 settembre 2019)

 

Miss Italia nel libro "Dopoguerra"

Alla presentazione a Palazzo Ferrajoli a Roma sono intervenute la patron Mirigliani e Miss Social 2019

A Palazzo Ferrajoli a Roma, tra le letture dell’attrice Sara Ricci e le canzoni dell’epoca interpretate dal tenore Giuseppe Gambi, è scoppiato il "Dopoguerra". Alla presentazione del saggio di Mario Avagliano e Marco Palmieri "Dopoguerra. Gli italiani tra speranze e disillusioni 1943-1945", edito dal Mulino, infatti, si è data voce agli anni della ricostruzione in un modo insolito e vivace, che ha catturato l'attenzione dei presenti fin dal primo intervento. Nel corso dell'appuntamento moderato dallo storico conduttore Ruggero Po, non sono mancati i contributi degli illustri relatori Lucio Villari e Aldo Tortorella, la testimonianza in video di Maria Romana De Gasperi, figlia del grande statista. Ma anche della presidente di Miss Italia Patrizia Mirigliani, (nel testo si parla della nascita del concorso), che ha spiegato: "Miss Italia è il simbolo di un'Italia che torna a credere nella bellezza e a offrire un'opportunità alle donne di fare carriera"; e, infine, di Miss Social 2019, la calabrese Myriam Melluso, che ha ricordato "l'importanza della conoscenza e di nutrire attraverso di essa i propri talenti".  

Il libro, vivace e tutto fa leggere, è una storia fatta di storie, una testimonianza collettiva dei primi anni che succedono al Secondo Conflitto bellico, quando gli italiani sono uniti e l'obiettivo è solo uno: ripartire. Pagina dopo pagina, si ricordano allora i prototipi delle Vespa e della Ferrari sperimentati sulle strade devastate dai bombardamenti, i gelati Algida nati da un residuato bellico americano, la prima lavatrice Candy messa a punto grazie agli schizzi inviati da un prigioniero negli Usa, il primo volo di linea dell’Alitalia e tanta voglia di fare festa e di ballare al suono dei nuovi ritmi come il bughi bughi. Ma anche macerie ovunque, ponti saltati, case senza servizi, disoccupazione dilagante, inflazione alle stelle, vendette politiche, reduci che faticano a reinserirsi nella società, borsa nera, prostituzione e sciuscià disposti a tutto. 

Ancora: il libro di Avagliano e Palmieri racconta di come lungo le strade si riaccendono le luci dei lampioni oscurate da anni di coprifuoco, le feste da ballo che spopolano ovunque, il boogie-woogie italianizzato in bughi bughi, il campionato di calcio che riparte con il Grande Torino, Coppi e Bartali che riprendono a sfidarsi al Giro d’Italia eccitando gli animi dei tifosi, la nascita del concorso Miss Italia, le riviste teatrali di Macario, i fotoromanzi di riviste come «Grand Hotel» e i cinema che tornano a riempirsi di pubblico, più per le pellicole comiche di Totò e le commedie spensierate d’oltreoceano che per i capolavori neorealisti che ammaliano la critica internazionale ma non tirano al botteghino, le donne che si recano per la prima volta alle urne, gli epigoni di don Camillo e di Peppone che animano il dibattito politico nel Paese nel mutato quadro internazionale. Questo libro, dunque, è un ritratto dell’Italia di quel primo dopoguerra, “feroce e drammatico, ma al tempo stesso scoppiettante e mirabolante”, attraverso innumerevoli storie emblematiche che bene lo raccontano.

(dal sito Missitalia.it)

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Angoscia e speranza. I trenta mesi dopo il 25 aprile (Venerdì di Repubblica)

di Corrado Augias

Mario Avagliano e Marco Palmieri, sperimentati divulgatori di storia, hanno avuto la felice idea di raccontare i circa trenta mesi dal 25 aprile 1945 al 1° gennaio 1948, ovvero dalla data della Liberazione all'entrata in vigore della Costituzione repubblicana: Dopoguerra (Il Mulino). Lasso di tempo quasi irrisorio durante il quale l'Italia cambiò profondamente e per sempre. A guerra finita: "Restano il razionamento del pane, gli abiti e i cappotti rivoltati, le case senza i servizi essenziali, le strade e le ferrovie dissestate, la borsa nera, la polvere delle macerie, una disperazione che alimenta gravi agitazioni sociali".

Attraverso documenti ufficiali e lettere private, testimonianze e diari personali, i due autori ricostruiscono non solo la realtà materiale e politica ma gli stati d'animo: da una parte la disperazione, dall'altra l'attesa di qualcosa che doveva accadere e che infatti accadde. Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 pose fine all'inetta dinastia sabauda, contemporaneamente si elessero i membri dell'assemblea che avrebbe partorito la costituzione - con le donne ammesse per la prima volta al voto. Il 18 aprile 1948 gli italiani elessero il primo parlamento repubblicano con la Democrazia Cristiana, sostenuta dagli Usa e dal Vaticano, vincitrice nelle urne; minoranza l'alleanza social-comunista del Fronte Popolare. 

Sono mesi in cui il Paese continua a essere spaccato, si consumano vendette politiche e personali, la Sicilia è tentata dal separatismo, le tensioni sociali sono fortissime. Nonostante questo, i due autori rintracciano nel vasto repertorio documentale consultato i segnali che lasciano intravedere gli anni che verranno: la rinascita, il boom, la trasformazione di una società agrario-pastorale in una delle prime potenze industriali del mondo. Finirà anche il boom, alcuni eterni problemi resteranno irrisolti, arriveremo ai nostri giorni - ma questo è un altro libro.

(rubrica "La mia Babele", Venerdì di Repubblica, 9 agosto 2019)

L'Italia post-guerra tra distruzione e voglia di ripartire. Presentazione del libro a Roma

“Sono appassionata di storia e libri come questo dovrebbero essere letti da tutti, perché racconta le radici dell’Italia di oggi”. Così l’avvenente Myriam Melluso, con tanto di fascia di Miss Italia social 2019, ha commentato la sua partecipazione alla presentazione del libro “Dopoguerra” (Il Mulino) di Mario Avagliano e Marco Palmieri, svoltasi mercoledì sera nella suggestiva cornice di Palazzo Ferrajoli, nel cuore di Roma, di fronte a Palazzo Chigi, ad opera dell’Associazione Italide presieduta da Antonella Freno e della Fondazione De Gasperi. Una serata di storia, cultura e musica, condotta da Ruggero Po, con un pubblico foltissimo, lo storico Lucio Villari, testimoni d’eccezione (la democristiana Maria Romana de Gasperi e il comunista Aldo Tortorella), lettura di brani del libro da parte di Sara Ricci (Un posto al sole e Il Paradiso delle signore) e Laura Mazzi (vista nel film Fabrizio D’Andrè - Principe libero), l’intervento di Patrizia Mirigliani, patron di Miss Italia, e brani dell’epoca cantati dal tenore napoletano Giuseppe Gambi. Un viaggio nel clima e nelle atmosfere del dopoguerra, proposte da un libro che, ha detto Tortorella, “si legge tutto d’un fiato”, e ha chiosato Villari, riguarda un periodo straordinario e positivo dell’Italia, in cui si seppe ricominciare dopo la guerra e ricostruire un Paese distrutto.

In questi anni infatti nascono i prototipi delle Vespa e della Ferrari, sperimentati sulle strade devastate dai bombardamenti, i gelati Algida nati da un residuato bellico americano, la prima lavatrice Candy messa a punto grazie agli schizzi inviati da un prigioniero negli Usa, il primo volo di linea dell’Alitalia e c’è tanta voglia di fare festa e di ballare al suono dei nuovi ritmi come il bughi bughi, mentre prende quota un nuovo concorso di bellezza, Miss Italia. Ma ci sono anche macerie ovunque, ponti saltati, case senza servizi, disoccupazione dilagante, inflazione alle stelle, vendette politiche, reduci che faticano a reinserirsi nella società, borsa nera, prostituzione e sciuscià disposti a tutto. Sono i due volti dell’Italia uscita in ginocchio dalla seconda guerra mondiale e dalla guerra civile, che nel triennio 1945-1947 si rimbocca le maniche per voltare pagina, come raccontano Avagliano e Palmieri, in un quadro internazionale in cui già sta prendendo piede la divisione del mondo nei due blocchi contrapposti della guerra fredda. Una ricostruzione, dunque, che non è solo materiale, ma anche morale e spirituale da un lato, politica e istituzionale dall’altro, con le prime elezioni a suffragio universale anche femminile e il tesissimo referendum monarchia-repubblica.

(Libero, 27 settembre 2019)

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Mario Avagliano vince il XVIII Premio “Pianeta Azzurro – I Protagonisti” di Fregene con il libro “Dopoguerra”

Con il libro “Dopoguerra. Gli italiani fra speranze e disillusioni (1945-1947)” (Il Mulino), Mario Avagliano si è aggiudicato la statuetta in bronzo della XVIII edizione del “Premio Pianeta Azzurro – I Protagonisti” di Fregene, sezione saggistica, che ha voluto assegnare un riconoscimento anche alla sua carriera di «esploratore» della Storia d’Italia. Un premio che negli anni scorsi è stato vinto da personalità del calibro di Nino Manfredi, Ettore Scola, Emmanuele F. M. Emanuele, Ennio Calabria, Lilli Gruber, Franco Mandelli, Carlo Lizzani, Giovanni Bollea, Annalisa Manduca, Luca Verdone, Igor Man, Milena Vukotic, Giovanni Pieraccini, Gianfranco Jannuzzo, Anna Kanakis e tanti altri. Avagliano in passato si è aggiudicato altri premi importanti con i suoi volumi, dal Fiuggi Storia al Premio Anpi Nazionale.

Ecco la motivazione del Premio:

MARIO AVAGLIANO – SAGGISTA E STORICO

Nella sua attività di saggista e storico, Mario Avagliano ha esplorato, da solo o in coppia con Marco Palmieri, con una sequenza di 14 libri, un periodo del Novecento - i dieci anni che vanno dal 1938 al 1948 - nevralgico, quello in cui l’Italia ha subito le più difficili prove, dalle tragedie della dittatura e della seconda guerra mondiale, con particolare riferimento al fascismo e alla Repubblica sociale Italiana, alla persecuzione razziale degli ebrei, alle vicende dell’armistizio dell’8 settembre 1943, agli internati militari, alla resistenza italiana, alla deportazione degli ebrei, dei politici e dei civili e, successivamente, allarga lo sguardo all’età della ricostruzione morale e materiale.

La sua ultima opera, in tandem con Palmieri, “Dopoguerra – Gli italiani tra speranze e disillusioni” (edito da Il Mulino), è dedicata a un triennio frenetico, straordinario nelle sue luci e ombre, in cui l’Italia impara a liberarsi delle scorie della dittatura e a declinare le parole della libertà e della democrazia.

La Giuria del Premio “Pianeta Azzurro – I Protagonisti” ha apprezzato l’opera di Avagliano nella sua narrazione ampia, documentatissima, di straordinario impatto emotivo, corale, la quale controbilancia l’attuale storytelling banalizzante dei fatti e focalizza i valori che, all’epoca, contribuirono alla resurrezione di un Paese prostrato dai lutti, dalle macerie, dall’impoverimento della popolazione e del tessuto produttivo.

Avagliano, assieme agli altri vincitori hanno ricevuto a Fregene oggi la statuetta in bronzo, creata nell’89 dalla nota scultrice Alba Gonzales, in una partecipata cerimonia svoltasi presso il Centro Internazionale di Scultura Contemporanea, al Lungomare di Ponente 66/A.

La serata è stata condotta dall’attrice Pacifica Artuso. Intermezzi musicali sono stati cantati dalla soprano Silvia Pietrantonio, mentre l’attrice Barbara Amodio ha recitato poesie di Alda Merini e Pietro Metastasio.

“Trent’anni sembrano passati in un soffio – ha affermato la creatrice del Premio, Alba Gonzales – ma l’imprinting iniziale del Premio, ossia di voler insignire personalità di tanti settori della società che rendono il mondo più ricco e culturalmente elevato, che sin dall’inizio volemmo dargli, insieme con mio marito Giuseppe Pietrantonio, resta la stella polare mia e della Giuria che presiedo. Sono particolarmente orgogliosa del ventaglio di vincitori di quest’anno, ‘protagonisti’, com’è nel nome stesso del Premio, ed esempio per le giovani generazioni.”    

Fregene, 14 settembre 2019

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Il Dopoguerra, un laboratorio tra compromessi e idee geniali (Il Messaggero)

di Pasquale Chessa

«E' scoppiato il dopoguerra»: la battuta, a orecchio attribuita a Flaiano, è invece di Suso Cecchi D'Amico la sceneggiatrice di Ladri di biciclette, che descrive al marito musicologo l'aria del tempo alla fine del 1945: «Finora è stato un limbo». Dietro c'è l'inferno di Mussolini, della Guerra Mondiale, della Guerra Civile, ancora in atto con la "resa dei conti", «la più feroce e sincera di tutte le guerre» secondo il latinista comunista Concetto Marchesi. Non sarà facile per la nuova Italia, temprata dalla Resistenza, dopo vent'anni di dittatura, costruire la sua nuova identità senza il fascismo. Seguendo «gli italiani fra speranze e disillusioni» (così dice il sottotitolo del libro) ci spiegano come ci siamo riusciti, Mario Avagliano e Marco Palmieri, capaci di rintracciare nella cronaca politica e culturale, nelle mode e nei costumi i passaggi cruciali della grande storia.
 
LA VIA
Si capisce meglio, per esempio, la "Via italiana al socialismo", che consente a Togliatti di rimandare a un futuro mitico il tempo della rivoluzione, leggendo un articolo dell'Unità del 23 giugno 1945 che comincia così: «Si balli pro Tizio, pro Sempronio l'essenziale è che si balli (...) stretti possibilmente a una bella e formosetta fanciulla». Non è incauto sostenere che da lì comincia la legittimazione democratica e popolare del Pci, in sintonia con quel compromesso storico originario con la Dc su cui si fonda la nostra Costituzione. Sebbene nella parola Dopoguerra (idea titolo di Avagliano e Palmieri) sia contenuto il concetto di guerra, è dal suo superamento che nasce l'altra storia: «L'immagine del Paese che si rimette in moto alla fine della guerra non è solo metaforica».
 
L'IDEA
Affonda nell'industria bellica l'idea della Vespa progettata per Enrico Piaggio da un ingegnere aeronautico che odiava le moto, e perciò inventò lo «scooter». Seguendo la stessa ispirazione Enzo Ferrari reinventa l'automobile da corsa. Ma anche l'Algida nata nel 1946 sfrutta un residuato americano per fare gelati. Una storia fondata sui fatti: peccato che nell'indice dei nomi manchi Renzo De Felice. C'è in questo Dopoguerra una teoria implicita del processo storico come una serie contigua e distinta di vasi comunicanti: nel 1946 la nascita di Miss Italia sta bene insieme al referendum fra monarchia e repubblica, prima volta delle donne alle urne; Bartali e Coppi fanno pendant con Peppone e Don Camillo; la nascita del Piccolo teatro a Milano non stona con la traumatica uscita dal governo del Pci nel 1947. Aveva ragione il protagonista di Napoli milionaria di Eduardo De Filippo: «Ha da passa 'a nuttata». La nottata è passata. Si dirà: ma l'Italia non è poi venuta tanto bene? Vabbè, nessuno è perfetto.
 
(Il Messaggero, 11 agosto 2019)

Hollywood, il varietà, i fotoromanzi. La guerra è finita, lasciateci divertire (La Stampa)

di Mirella Serri

«Dopo un'astinenza di anni è tanto bello poter muovere le gambe al suono di un'orchestra, allacciati possibilmente a una bella e formosetta fanciulla». Già, proprio così: gli italiani soffrono per l'astinenza dal ballo a cui li ha costretti per decenni il Mascellone, spiega l'Unità il 23 giugno 1945 in un articolo dal titolo «Tutta Torino balla». Il Duce, i connazionali li voleva soldati ed eroi: invece gli italiani a pochi giorni dalla fine della guerra - mentre si contano i morti, si susseguono le rese dei conti e le vendette, imperversa la disoccupazione e il carovita- ancheggiano al ritmo di swing e di boogie-woogie.
Davanti alle macerie ancora fumanti, a Torino, in via Po e in via Montebello, danzano donne, giovani, vecchi, bambini. Lo stesso avviene in corso Sempione a Milano dove le piste da ballo sono ben sette e il 14 luglio Antonio Greppi, sindaco socialista della città, lancia l'idea della Festa della fraternità e del popolo e ne affida l'organizzazione a Paolo Grassi e Giorgio Strehler. Così avviene dalla Sicilia alla Maremma. I divertimenti, i consumi culturali e gli intrattenimenti tra tante difficoltà rifioriscono subito alla grande. Quali furono i più diffusi? E in che modo le contraddizioni di quel lontano dopoguerra, lacerato tra il desiderio di seppellire il passato al più presto e la volontà di non cancellarlo ma di riflettere sulla guerra e sul fascismo, arrivano fino a oggi? Come spiegano Mario Avagliano e  Marco Palmieri in Dopoguerra. Gli italiani tra speranze e disillusioni (Il Mulino), i primi a spalancare i battenti sono i cinematografi, insieme ai luna park alimentati dai generatori portati dagli alleati.
Uno dei primi film che viene proiettato è Roma città aperta, il capolavoro di Roberto Rossellini con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Il filone resistenziale si alimenta di spettacoli di qualità, come Due lettere anonime di Mario Camerini, Il sole sorge ancora di Aldo Vergano, O sole mio di Giacomo Gentilomo, dedicato alle quattro giornate di Napoli, Un giorno nella vita di Alberto Blasetti e tanti altri ancora. La pellicola di Blasetti partecipa alla prima edizione del festival di Cannes insieme a Roma città aperta, celebratissimo dalla critica francese. Ma i film neorealisti che rievocano i nazifascisti e gli anni del regime, ci avvertono Avagliano e Palmieri, non sono i primi al botteghino. Il cinema passa dai 6.498 milioni di lire di incassi del 1945 ai 28.572 milioni del 1947 e a fare la parte del leone sono i lungometraggi che arrivano da Hollywood con Ava Gardner e Humphrey Bogart, le storie romantiche con i divi che sono ritratti sulle copertine dei rotocalchi, come Alida Valli o Amedeo Nazzari, oppure i comici come Totò, Peppino De Filippo, Walter Chiari.
Spiega nel giugno 1946 il critico cinematografico Paolo Salviucci: «Il popolo vuole dimenticare Cefalonia e le Fosse Ardeatine e tutte le tremende cose che non devono essere cinematografate». Che il popolo voglia dimenticare lo dimostrano anche gli spettacoli teatrali più in voga e che passano nel giro di un anno a incassi da poco più di un miliardo a oltre 3 miliardi di lire. Le folle infatti apprezzano il varietà con Wanda Osiris che come Venere sbuca da una conchiglia e canta Ti parlerò d'amor o Macario che deve il suo trionfo a Febbre azzurra dove il palcoscenico, osserva Enzo Biagi, è affollato «di donne svestitissime e in alcuni casi completamente nude». Anche in letteratura il «popolo» delude le aspettative degli intellettuali. Il 13 per cento degli italiani, secondo il primo censimento della Repubblica, è analfabeta e solo il 30,6 ha la licenza elementare.
Nonostante la carenza di lettori, l'editoria, da Bompiani a Mondadori a Einaudi, si riorganizza: a metà giugno del 1945 esce Uomini e no di Elio Vittorini, seguito da Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, il libro più venduto dell'anno. I romanzi hanno successo ma Lucio Lombardo Radice rileva che le preferenze dei «lavoratori non vanno a queste opere» ma a «una produzione letteraria scadente, insignificante e inintelligente». Si riferisce alla passione di casalinghe e operaie per Grand Hotel, settimanale con storie d'amore a fumetti, o per Jacovitti, autore di Battista l'ingenuo fascista che racconta con toni crudi il disorientamento degli italiani nel dopoguerra. I prodotti più colti e raffinati, dal cinema al teatro alla letteratura neorealista, non fanno centro nel cuore degli abitanti della Penisola. Alberto Moravia su L'Europeo descrive Capri presa d'assalto da poveracci maleducati e provinciali Gli intellettuali dimostrano di non capire i bisogni e di essere lontani anni luce dalle classi popolari. Le conseguenze di questa profonda incomprensione arrivano fino ai nostri giorni. Il popolo che un tempo riempiva le sale dell'avanspettacolo e leggeva fotoromanzi oggi fa karaoke e selfie sulle spiagge dell'Adriatico o colonizza Ibiza e dintorni.
 
(La Stampa, 17 agosto 2019)
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