Giovanni Frignani, il carabiniere che arrestò Mussolini
- Pubblicato in Recensioni
- 0 commenti
di Aldo Cazzullo
Nella storia d’Italia ci sono alcuni personaggi straordinari, per il loro eroismo e la loro vita esemplare, che sono ancora ingiustamente poco conosciuti, anche se sono stati protagonisti di momenti cruciali. Uno di questi è il tenente colonnello dei carabinieri Giovanni Frignani, la cui biografia avventurosa e appassionante è stata finalmente ricostruita nel libro di Mario Avagliano L’uomo che arrestò Mussolini, in libreria dal 21 marzo per Marlin editore.

Mario Avagliano, «L’uomo che arrestò Mussolini. Storia dell’ufficiale dell’Arma Giovanni Frignani. Dalla Grande Guerra alle Fosse Ardeatine» (Marlin, pp. 368, euro 18,50)
Figlio di un imprenditore agrario di Ravenna, Frignani cresce nella turbolenta Romagna di fine Ottocento e primo Novecento, infiammata dagli scontri politici e sociali (bellissime le pagine dedicate a queste vicende): insomma, l’ambiente in cui si forma Benito Mussolini. Frignani è volontario durante la Grande Guerra, combatte con valore nelle trincee del Piave e poi entra nell’Arma, diventando membro dei servizi segreti militari, risolvendo casi importanti di controspionaggio internazionale e catturando due pericolose spie (tra cui un’affascinante Mata Hari bresciana) al soldo della Francia, che cospiravano per rubare documenti e progetti di navi da guerra alla Regia Marina.

Avagliano ci racconta sia l’uomo brillante e generoso, cattolico, liberale, amante della musica classica, dell’arte e dei libri, che mette su famiglia e prende casa ai Parioli, sia la sua carriera come ufficiale dell’Arma nell’Italia fascista. Una carriera all’ombra del regime ma tenendosene sempre a debita distanza, nonostante che il fratello Giuseppe sia stato il ras di Ravenna ai tempi delle violenze squadriste di Italo Balbo e Dino Grandi, e poi deputato del Listone del 1924, sottosegretario alle Finanze e uomo di fiducia del Duce nel mondo delle banche.
Negli anni di guerra, Frignani dall’osservatorio del Gruppo interno dei carabinieri di Roma registra senza censure il crescente malcontento e l’insoddisfazione della popolazione verso Mussolini e il fascismo, e segnala le malefatte di alcuni gerarchi, come Roberto Farinacci, e anche le manovre della Germania di Hitler per una futura occupazione dell’Italia.

Ma le sue informative infastidiscono il Duce e i suoi diretti collaboratori, tanto che nel giugno 1943 Mussolini ne chiede per punizione l’allontanamento da Roma e l’invio in Francia, in zona di fronte. Il provvedimento viene ritardato ad arte dai comandanti dell’Arma, che il 25 luglio 1943 affidano proprio a Frignani il compito di coordinare la delicata operazione dell’arresto del Duce all’uscita di Villa Savoia dopo il colloquio con il re. Un’operazione che all’ultimo momento rischia di saltare, come si legge nella concitata e vibrante cronaca di Avagliano, a causa dei dubbi del re e della regina. Si deve alla determinazione di Frignani se viene portata a termine con successo.
Il giorno dopo è lo stesso ufficiale romagnolo a sequestrare alla Camilluccia le lettere di Mussolini a Claretta Petacci e il diario della sua amante, con la cronaca e la descrizione degli appuntamenti clandestini d’amore e di sesso, al centro di tanti dibattiti nel dopoguerra. E a fine agosto, è protagonista di un altro episodio-chiave: il giallo della morte del gerarca fascista Ettore Muti, ucciso nella pineta di Fregene.
Dopo l’8 settembre 1943 e l’occupazione di Roma, fascisti e nazisti mettono una taglia sull’alto ufficiale dell’Arma, costretto a nascondersi.
Frignani non si perde d’animo ed è tra i principali promotori del Fronte militare clandestino dei Carabinieri, inquadrato nella più ampia organizzazione guidata dal colonnello Montezemolo. Arrestato dalle SS, l’ufficiale romagnolo finisce nell’orrore del carcere di via Tasso e viene torturato alla presenza della moglie Lina, che ricorderà: «Lo trovai appoggiato al muro col viso sanguinante per i pugni e le frustate; otto o dieci uomini erano ancora intorno a lui e ognuno sfogava su di lui il proprio istinto bestiale: chi aveva in mano un grosso pallone che gli batteva sullo stomaco e sul ventre; chi gli conficcava lunghi spilli nelle carni e sotto le unghie. Egli non emetteva un gemito».
E qui la storia si tinge di nuovo di giallo, con una donna misteriosa, Elena Hoehn, di origini tedesche, che attraversa tutta la storia, prima entrando nella vita del fratello Giuseppe e diventandone a lungo l’amante e la convivente, e poi nella vita e nella morte del tenente colonnello Frignani, ospitandolo nel periodo della clandestinità e forse tradendolo e consegnandolo al comandante delle SS a Roma, Herbert Kappler.
Fatto sta che Giovanni Frignani il 24 marzo 1944 viene trucidato alle Fosse Ardeatine, a 47 anni non ancora compiuti. E che Elena nel dopoguerra andrà in carcere, dove stringerà amicizia con Celeste Di Porto, detta la Pantera nera, accusata di aver aiutato fascisti e tedeschi ad arrestare molti ebrei romani poi uccisi alle Fosse Ardeatine o deportati ad Auschwitz. La donna tedesca verrà sottoposta a un processo, che si chiuderà con un imprevedibile colpo di scena.
Facendo ricorso a lettere, diari, memoriali, testimonianze di parenti, documenti d’archivio dell’Arma e di altre istituzioni, gli atti del processo per individuare le responsabilità dell’arresto e della delazione, giornali, fotografie e filmati dell’epoca, Avagliano pubblica un’altra biografia preziosa che, pur ricca di un imponente apparato di note e supportata da una ricostruzione precisa, si legge come un romanzo a metà tra il noir e la spy story.
Con la biografia di Giovanni Frignani, Avagliano completa una sorta di «trilogia» di partigiani con le stellette, come la definisce lui stesso, dopo quelle dedicate al colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e al generale Sabato Martelli Castaldi. Tre personaggi che ci dimostrano che «la Resistenza ebbe tante e diverse anime, da quella partigiana e gappista a quella militare degli Imi e delle bande autonome, da quella armata a quella civile, da quella religiosa a quella laica, da quella cattolica a quella ebraica o protestante, rappresentando un fenomeno assai più variegato, ricco e plurale rispetto a quanto troppo a lungo si è pensato».
Questo libro, infine, rappresenta anche una «autobiografia resistenziale dell’Arma», per utilizzare le parole di Avagliano. I carabinieri erano malvisti dai fascisti e dai tedeschi perché fedeli ai Savoia e per aver materialmente eseguito l’arresto di Mussolini, avviando quel processo che tra il 25 luglio e l’8 settembre aveva portato l’Italia a completare il «tradimento» nei confronti del Reich. In più, erano «colpevoli» di aver partecipato, dopo l’armistizio, alla battaglia per la difesa di Roma e alle Quattro giornate di Napoli.
Tutte queste vicende attraversano la biografia di Frignani, compreso il sacrificio di Salvo D’Acquisto, la deportazione di massa dei carabinieri di Roma del 7 ottobre 1943, l’organizzazione del Fronte clandestino dei carabinieri guidato dal generale Filippo Caruso, con un ritmo incalzante che documenta l’apporto dell’Arma alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
(Corriere della Sera, 19 marzo 2025)
Articoli correlati (da tag)
Ultimi da Mario Avagliano
- 1919, l’anno in cui l’Italia cambia pelle
- Le suppliche a Pio XII e l’alba delle Fosse Ardeatine
- Il Sud che votò per la Repubblica
- Fosse Ardeatine, 82 anni dopo: 7 vittime sono ancora senza nome
- Avagliano: battaglia per il voto alle donne centrale per la democrazia. Ma la strada da percorrere è ancora lunga




