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Intervista a Francesco D'Onofrio, politico

di Mario Avagliano

C’è un salernitano del centrodestra che può legittimamente cantare vittoria, nonostante le batoste subite a Salerno e in provincia dalla coalizione di governo. “Alle europee l’Udc ha avuto un successo straordinario”, dice il senatore Francesco D’Onofrio, fine giurista, capogruppo dei centristi al Senato ed ex ministro della Pubblica Istruzione del primo Governo Berlusconi. Fu lui nel 2002 a redigere il documento fondativo del partito di Casini e di Follini. E non ha dimenticato di essere un meridionale. Anzi, in qualità di relatore della proposta di legge sulla devolution, manda un avvertimento agli alleati e in particolare alla Lega: “La debaclè della Casa della Libertà in Campania e nel salernitano dipende anche dallo scarso profilo meridionalista della coalizione. Bisogna smetterla di penalizzare il Sud”.

Senatore, pochi sanno che lei è nato a Salerno.
Mio padre era impiegato del Provveditorato agli Studi di Salerno. Ci ho vissuto poco, perché la mia famiglia poi si è trasferita in giro per l’Italia, ma nonostante la sommarietà del collegamento, per me il legame con Salerno è stato sempre fondamentale. Anche per quello che faccio oggi.
Come mai?
Sono nato politicamente con un salernitano, il professor Alfonso Tesauro, al tempo della Democrazia Cristiana. Mi ricordo che nel 1968, quando don Alfonso venne candidato alle elezioni politiche, si lamentò con me perché aveva avuto un collegio senatoriale difficile. Contro di lui si presentavano Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi. E invece riuscì ad essere eletto. Ero molto amico anche degli Scarlato, della sinistra dc, e ho avuto sempre una grande simpatia per Fiorentino Sullo, nonostante non gli abbia mai perdonato di aver abbandonato la scena dopo il congresso di Avellino. Quanto al mondo politico romano, in fondo mi ha sempre un po’ considerato un salernitano emigrato.
Lei cominciò a far politica nel 1982.
Sì, allora era sugli scudi Ciriaco De Mita. Tutta la mia carriera politica è stata costellata di politici campani. Sono stato il vice di Gerardo Bianco alla Camera dei Deputati. La scorsa legislatura il mio numero due era Roberto Napoli, di Battipaglia, poi passato con l’Udeur, col quale sono rimasto in buoni rapporti. Sono intimo amico di Clemente Mastella, del quale ho frequentato la casa e anche la cucina. E per finire, sono stato eletto per la prima volta parlamentare proprio a Napoli, nel 1983.
Una lunga carriera politica nella Dc, poi nel Ccd, fino a quando, nel 2002, è stato tra i fondatori dell’Udc.
L’Udc è nato per mia iniziativa, ad Agrigento, in Sicilia. Il documento fondativo del partito l’ho scritto io. Rischiavamo di diventare una sorta di Rifondazione democristiana, invece - anche grazie ai miei sforzi - si è capito che il tributo alle radici dc era giusto, ma bisognava andare oltre.
Come spiega il successo dell’Udc alle europee?
Credo che siamo stati capaci, soprattutto nel Mezzogiorno, di intercettare la nostalgia per la Dc, ma anche la delusione per i risultati insoddisfacenti della Casa delle Libertà.
Partiamo dalla nostalgia per la Dc.
L’Udc ha dimostrato di essere un punto significativo di riferimento per il popolo ex democristiano, molto di più del gonfalone del Ppi nell’indistinta Margherita e nell’ancora più indistinto Triciclo di Prodi.
Però avete tolto voti anche a Forza Italia...
Il passaggio di voti c’è stato. Questo non significa essere gli eredi di Forza Italia. Sarebbe un errore catastrofico.
Ora cosa succede nel Governo?
Berlusconi deve capire che il problema è serio. La Casa delle Libertà deve trasformarsi in un’alleanza popolare di centro, e nell’azione di governo ci deve essere più attenzione per il Mezzogiorno. In questi tre anni si è data la sensazione che, a causa dell’accordo con la Lega, il Sud dovesse essere penalizzato.
A proposito, dopo le elezioni la Lega pretende il federalismo. E minaccia: senza devolution, niente alleanze ai ballottaggi.
Finché sarò io il relatore della legge sul federalismo, non c’è rischio che il Mezzogiorno sia messo sotto. Ricordo che quando Tremonti e Bossi mi chiesero di fare il relatore, li misi in guardia: “Se volete il professor D’Onofrio, vi mando la parcella. Se volete il capogruppo dell’Udc, ricordatevi che sono democristiano e meridionale!”.
Basterà?
Io penso che occorra un nuovo patto di unità nazionale. Dal patto di Teano al patto federalista tra Nord e Sud. Purtroppo la malattia di Bossi mi ha fatto perdere un interlocutore prezioso di questo processo. Spero che si riprenda presto.
In Campania la perdita di consensi del centrodestra è ancora più marcata rispetto alle altre regioni del Sud.
La Campania è il buco nero del centrodestra. E questa è una delle ragioni per cui la Casa delle Libertà è debole nella cultura meridionalista.
Perché in Campania avete tanti problemi?
A Napoli città, ad Avellino, a Benevento, gran parte della forza dirigente autentica della vecchia Dc sta con il centrosinistra: De Mita, la Jervolino, Mancino, Gerardo Bianco, Mastella, l’ultimo arrivato Cirino Pomicino. E’ vero, sono tutti scontenti e preoccupati, ma nemmeno lontanamente disposti a schierarsi dall’altra parte. La verità è che la Casa delle Libertà non è riuscita ad agganciare gli ex democristiani, né politicamente né elettoralmente. Il centrodestra è apparso troppo nordista e lontano dai bisogni del Mezzogiorno.
Questa analisi vale anche per Salerno?
Solo in parte. Salerno e la sua provincia negli ultimi trenta anni non hanno espresso grandi leader nazionali del livello di De Mita e degli altri. Qui il successo del centrosinistra è un po’ più anomalo. Confesso che mi piacerebbe andare a fondo e capire le motivazioni del voto.
Salerno è sempre nel suo cuore, anche politicamente?
Non ritengo di aver fatto moltissimo per Salerno, dal punto di vista politico. Questo non significa che mi tirerei indietro. Anzi, ne approfitto per dire che i senatori salernitani del mio gruppo, Borea e Salsano, sanno di avere un amico in me.
Lei ogni tanto capita a Salerno. Che opinione ha della città?
Salerno è una gran bella città, soprattutto il lungomare. Peccato che è schiacciata dalle colline: ha una struttura orografica che non consente un’ulteriore espansione.
So che lei è un grande ammiratore della Costiera Amalfitana.
E’ uno dei posti più belli del mondo. Nel periodo estivo, non manco mai di passare qualche giorno a Positano. Vorrei anche visitare la Certosa di Padula. Non ci sono mai stato, e mi dicono che ne vale la pena.
E’ vero che tifa Salernitana?
Mi auguro che la Salernitana torni in serie A. Visto che nel mondo del calcio si registra finalmente la riscossa del Sud, con il Palermo e il Messina, mi sembra che anche la Salernitana abbia diritto a giocare nella massima serie. Non c’è dubbio che si tratta di un’impresa difficile. Allestire una squadra competitiva costa una quantità mostruosa di soldi, e non è più sufficiente fare appello agli imprenditori locali.
C’è un posto di Salerno che ama in modo particolare?
Quando vengo a Salerno, passo sempre per Piazza Portanova. E’ lì che sono nato, al numero civico 17. Nonostante le modifiche urbanistiche, è rimasta sostanzialmente intatta. L’altra mia tappa fissa salernitana, è la pasticceria Pantaleone, per le famose scazzette con le fragoline di bosco. Hanno un sapore unico e indimenticabile!

(La Città di Salerno, 27 giugno 2004)

Scheda biografica

Il senatore Francesco D’Onofrio è nato il 3 agosto 1939 a Salerno. Professore universitario, avvocato, è il capogruppo dei senatori dell’Udc. ha iniziato la sua carriera politica nel 1982. E’ stato eletto per la prima volta in Parlamento nel 1983, come senatore della Democrazia Cristiana, a Napoli. E’ stato vicecapogruppo della Dc alla Camera dei Deputati e capogruppo del Ccd-Cdu al Senato. Nel 1994 è stato nominato ministro della Pubblica Istruzione del primo governo Berlusconi. Parlamentare da sei legislature, nel 2001 è stato eletto senatore nel collegio numero 3 di Roma (Valmelaina-Prima Porta). Ha fatto parte di varie commissioni parlamentari, tra cui la Bicamerale per le Riforme, la Commissione Affari Costituzionali e la Commissione Antimafia. Attualmente è il relatore della proposta di legge del Governo sul federalismo.

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