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Intervista a Gerardo Soglia, manager

di Mario Avagliano
 
A 35 anni appena compiuti è a capo di una delle prime cinque compagnie alberghiere italiane, il Gruppo Soglia, che conta 20 hotel, 600 dipendenti e un fatturato di 50 milioni di euro annui. Gerardo Soglia, laureato in Economia aziendale alla prestigiosa Business School di Cardiff, un master al Politecnico di Milano, è uno dei rari casi di imprenditori salernitani che hanno avuto successo a livello nazionale. Dal 1999, anno in cui diventò amministratore delegato della società, ha trasformato l’impresa di costruzioni ereditata dal padre Giuseppe, già presidente della Salernitana, in una delle più autorevoli aziende italiane del settore turistico e immobiliare. E non ha alcuna intenzione di fermarsi. “Alla mia età non ci si può sentire arrivati – confessa a la Città -. Puntiamo a diventare il gruppo leader nel settore alberghiero del nostro Paese”.
 
Lei ha cominciato a fare l’imprenditore ad appena 24 anni. Immagino che gli anni della gioventù siano ormai lontani.
E’ vero, i ricordi di quegli anni sono sfocati, anche se dentro di me restano vivi la spensieratezza, il divertimento e anche le amicizie che hanno caratterizzato quel periodo. Ancora oggi alcuni dei miei migliori amici sono quelli del liceo scientifico “Da Vinci” e del Convitto nazionale, dove giocavo a basket. Tra l’altro ho avuto la fortuna di crescere in un momento storico in cui la città usciva dal tunnel e iniziava un percorso di forte cambiamento.
Dopo la maturità, lei ha scelto di andare a studiare fuori Salerno.
Volevo fare esperienze al Nord e anche all’estero. Devo dire che studiare all’Università di Parma, poi in Germania a Francoforte e negli Stati Uniti a New York, grazie al progetto Erasmus, laurearmi a Cardiff, e infine specializzarmi al Politecnico di Milano, mi ha consentito di confrontarmi con realtà diverse da quelle del Sud, acquisendo una mentalità internazionale.
Terminati gli studi è tornato a Salerno ed entrato nell’azienda di famiglia.
Quello che sono adesso, lo devo a mio padre, con il quale ho un rapporto splendido e stimolante. Mio padre è un grande imprenditore, la nostra azienda ha costruito lo stadio e l’aeroporto di Salerno e lui ha avuto il merito di non farmi mai dormire sugli allori. Nella mia vita mi ha sempre posto nuove sfide e obiettivi più alti, mi ha insegnato a non accontentarmi. E’ stato per me una guida e un esempio, e ancora oggi mi consiglia e mi aiuta.
Come ha avuto l’intuizione di trasformare l’impresa di costruzioni di suo padre in un gruppo impegnato anche nel settore turistico e alberghiero?
E’ nato tutto per caso, quando mio padre ha acquistato Villa Soglia a Castel San Giorgio come residenza di tutta la famiglia. Avendo scarsa “fiducia” nella nostra volontà di trasferirci tutti lì, pensò di sfruttare quella magnifica location per i ricevimenti. Successivamente ci fu l’occasione di acquistare il Lloyd Baia Hotel a Vietri. Poi, con il mio ingresso in azienda, quello che era un ramo secondario di attività, è diventato la punta di diamante di una società che è uscita dai confini della Campania ed ha acquisito rilevanza nazionale.
Il primo passo fu quello di acquistare un albergo a Courmayeur.
Era il 2001. Ricordo che allora, in un’intervista, dissi che il nostro obiettivo era arrivare a gestire 10 alberghi in 10 anni. Invece le cose sono andate meglio. Grazie alla fortuna e al caso, ma anche alla bravura e all’entusiasmo, abbiamo acquisito 20 alberghi in 5 anni, in Sardegna, in Valle d’Aosta, in Emilia Romagna, in Veneto, in Lombardia, in Toscana, in Lazio, in Campania e in Calabria. E non è finita qui.
Ci spieghi.
A 35 anni d’età non posso considerarmi “arrivato”. Sono ambizioso, perché è giusto essere così. Io voglio fare del nostro gruppo la società leader in Italia in questo settore. Questo è un settore che offre tante opportunità. Abbiamo davanti spazi enormi, anche perché il mercato italiano è anomalo rispetto a quello del resto d’Europa. Lo sa che in Italia solo il 5 per cento degli alberghi fa parte di una catena alberghiera? In Inghilterra siamo invece su percentuali del 70 per cento, e negli altri paesi europei la media è del 50 per cento. Per poter competere, occorre pensare in grande.
Quali sono i tratti distintivi dell’offerta alberghiera del Gruppo Soglia?
La qualità del servizio e dell’accoglienza. I nostri clienti non sono dei numeri ma delle persone in carne ed ossa, con nomi e cognomi, e siano in vacanza o in viaggio d’affari, nei nostri hotel cerchiamo di farli sentire a casa propria.
Il Gruppo Soglia non è solo alberghi.
Vero. Abbiamo due società di tour operator, una che organizza viaggi per le grandi aziende e una che è specializzata in incoming, nel portare i turisti stranieri in Italia, soprattutto dall’America e dal Giappone. E poi c’è il settore immobiliare, che era il core business dell’azienda di mio padre e che stiamo rilanciando. Abbiamo vinto appalti per costruire appartamenti residenziali in Veneto, in Lombardia, in Lazio, in Campania.
Quanto conta la dimensione familiare di un’impresa per avere successo?
Moltissimo, soprattutto perché nell’attività di imprenditore uno dei fattori fondamentali di successo è il valore della lealtà. Nel nostro gruppo lavorano tutti i miei fratelli: Francesco gestisce il Lloyd Baia Hotel a Vietri, Alessandro guida il settore immobiliare, Nobile si occupa di Villa Soglia ed è il nostro uomo di public relation, Nunzia è giornalista e ci supporta nella comunicazione. Poi, certo, non ci si può affidare solo ai familiari, ma bisogna anche saper valorizzare i dirigenti di qualità. Io sono uno che dà credito ai propri collaboratori e delega loro compiti importanti.
Lei guida un gruppo che è attivo in tutt’Italia. Fare l’imprenditore al Sud è più difficile che Centro o al Nord?
Fare impresa è sempre difficile, al Sud è ancora più difficile, soprattutto per fattori ambientali. Non mi riferisco soltanto alla criminalità, ma alla mentalità della gente e delle istituzioni locali. Al Centro e al Nord c’è una generale consapevolezza del ruolo sociale dell’impresa, in quanto fattore di benessere, di sviluppo e di occupazione. Nel Meridione invece l’imprenditore è visto sempre come il padrone, come colui che si arricchisce, e quindi è tutto più complicato. Se ciò non bastasse, vi è scarsa solidarietà tra gli stessi imprenditori. Vede, qui in Veneto per affrontare le sfide della competizione grandi aziende come Bauli, Riello, Rana ed altri non esitano a formare assieme un consorzio. A Salerno sarebbe inconcepibile. Lo dice uno che è e si sente meridionale, in tutto quello che fa.
Il suo miglior pregio e il suo peggior difetto…
Il miglior pregio è quello di essere molto disponibile. Il peggior difetto è la testardaggine, anche se a volte è un pregio, perché mi consente di raggiungere gli obiettivi che mi prefiggo. 
Lei vive tra Verona e Salerno. Cosa le manca della sua città quando è  al Nord?
Il mare. Non a caso a Verona ho comprato una casa lungo l’Adige, così quando mi affaccio al balcone e vedo il fiume, mi illudo di essere nella mia Salerno.
A proposito, qual è il suo giudizio sulla Salerno di oggi?
Negli ultimi quindici anni Salerno ha avuto il coraggio di cambiare e di rifarsi il look, ma questo non è sufficiente per attrarre gli investimenti. Anche il progetto di una città turistica non mi sembra decollato. Bisogna chiedersi perché quando è stato promosso il bando per costruire un grande albergo nella zona dell’ex cementificio, i gruppi alberghieri internazionali lo hanno snobbato. Probabilmente perché non c’è una domanda turistica sufficiente. D’altra parte il mercato è regolato dalla legge della domanda e dell’offerta.
Sta dicendo che è necessario ripensare il modo di far politica del turismo. 
Esattamente. Per attrarre i flussi del turismo nazionale e internazionale, non basta avere il sole e il mare. Salerno ha  bisogno prima di tutto di infrastrutture, come un aeroporto capace di far atterrare voli charter di almeno 200 posti e un porto turistico più attrezzato. E poi occorre un sistema imprenditoriale che ci promuova all’estero. Dobbiamo seguire l’esempio di una città come Genova.
Cioè?
Genova dieci anni fa era una città industriale in decadenza, esattamente come Salerno. La classe politica e imprenditoriale si è rimboccata le maniche e ha ripensato lo sviluppo della città, puntando sul turismo. Così Genova si è dotata di un aeroporto più funzionale, ha ristrutturato il porto, ha realizzato l’Acquario e nuovi musei, e ora è la città italiana che ha il più alto tasso di incremento delle presenze turistiche.  
E Salerno potrebbe imitare Genova?
Sono convinto che Salerno ha tutte le risorse per poter vincere questa sfida e che la classe politica e imprenditoriale salernitana ha le qualità per riuscirci, ma bisogna fare squadra, lavorare assieme, senza gelosie, corporativismi o egoismi. Dico di più. Se vi sarà un progetto serio, il Gruppo Soglia è pronto a fare la sua parte per trasformare Salerno in un polo turistico di eccellenza.
 
(La Città di Salerno, 29 gennaio 2006)
 
Carta d’identità
 
Gerardo Soglia è nato il 12 gennaio 1971 a Salerno. 
Vive tra Salerno e Verona.
Sposato con Paola Girardi.
Ha due figli: Antonella e Giuseppe (i nomi della madre e del padre).
Istruzione: si è laureato nel 1993 in Economia Aziendale presso la Cardiff Business School, alla University of Wales; nel 1995 ha conseguito il master in Business Administration al Politecnico di Milano.
Hobby: stare in famiglia e giocare con I propri figli.
Film preferito: C’era una volta in America (di Sergio Leone).
Libro preferito: Candido di Voltaire.
Incarichi professionali: dal settembre 1995 al maggio 1999 è stato Direttore Amministrazione e Finanza di “Soglia Giuseppe & Figli s.r.l.”, Impresa di Costruzioni; dal maggio 1999 è Amministratore Delegato di “Soglia Hotels Spa”.

 

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