Articoli, Brevi Testi e Pensieri di MArio Avagliano
Mario Avagliano
Storico e scrittore

La storia italiana raccontata attraverso persone, documenti e memoria

Racconto la storia italiana attraverso libri, ricerche e incontri pubblici, con particolare attenzione alle vicende delle persone comuni e ai passaggi decisivi della nostra democrazia.

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Il Sud che votò per la Repubblica

 

di Mario Avagliano

Per molto tempo la storia del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 è stata riassunta in una formula tanto efficace quanto riduttiva: un’Italia divisa in due, con il Nord repubblicano e il Sud monarchico.

Questa rappresentazione, entrata stabilmente nella memoria pubblica e nella divulgazione storica, ha finito per trasformarsi quasi in un luogo comune storiografico. Eppure, come hanno osservato diversi studiosi della storia politica del dopoguerra, la geografia reale di quel voto fu molto più articolata e complessa di quanto suggerisca questa immagine schematica.

Il libro di Francesco Florenzano, Il Sud che votò per la Repubblica, si inserisce con pieno titolo in questo filone di ricerca, offrendo un contributo originale alla rilettura di una pagina decisiva della storia italiana. Attraverso un’analisi puntuale dei risultati elettorali e delle realtà locali del Mezzogiorno, l’autore dimostra come anche nel Sud esistesse una presenza repubblicana significativa, diffusa e spesso radicata nelle vicende sociali e politiche dei territori.

Il referendum del 2 e 3 giugno 1946 rappresentò uno dei momenti più intensi della storia nazionale. Alle urne si recarono oltre ventiquattro milioni di italiani, pari a circa l’89 per cento degli aventi diritto, in una mobilitazione elettorale senza precedenti. Il risultato complessivo vide la Repubblica prevalere con circa il 54,3 per cento dei voti, mentre la Monarchia si fermò al 45,7 per cento.

La consultazione ebbe anche un altro significato storico di grande rilievo: per la prima volta votarono le donne. Dopo decenni di battaglie civili e politiche per il suffragio femminile, la partecipazione delle elettrici segnò una svolta fondamentale nella storia della cittadinanza italiana. L’ingresso delle donne nella vita elettorale del Paese rappresentò uno dei passaggi simbolicamente più forti della nascita della democrazia repubblicana.

Il clima di quelle giornate emerge anche dalle parole della stampa dell’epoca. Nell’editoriale intitolato Tutti alle urne!, pubblicato dal Corriere della Sera proprio il 2 giugno 1946, i cittadini venivano esortati a partecipare al voto con spirito civico e consapevolezza: «Tutti alle urne! E tutti alle urne con serietà, con compostezza, con calma e con un gioioso senso d’orgoglio. Sì, siamo orgogliosi di aver finalmente ritrovato noi stessi; orgogliosi di essere dei cittadini».

Il referendum fu il momento decisivo attraverso cui l’Italia uscita dal conflitto cercò di ridefinire la propria identità politica e civile. In questo quadro, il voto non fu soltanto una scelta istituzionale. Fu anche il riflesso di esperienze storiche diverse, di culture politiche locali, di equilibri sociali e territoriali che influenzarono profondamente gli orientamenti degli elettori.

La geografia complessa del voto

La distribuzione territoriale del voto mostrò differenze molto marcate. Se nel complesso la Repubblica prevalse a livello nazionale, il Mezzogiorno confermò in larga misura la propria fedeltà all’istituto monarchico. In alcune province meridionali il consenso alla monarchia raggiunse percentuali molto elevate: Lecce sfiorò l’85 per cento, Caserta l’83, mentre Napoli e Messina superarono il 77 per cento.

Procedendo verso sud, dunque, la geografia politica cambiava sensibilmente. Le percentuali più elevate in favore della Repubblica si registrarono nelle regioni del Centro-Nord dove era stata combattuta la Resistenza, con proporzioni plebiscitarie in città come Ravenna, Grosseto, Livorno, Reggio Emilia e Trento.

Come osservò il questore azionista Giorgio Agosti, testimone diretto del clima politico dell’epoca: «Quassù in Piemonte i preti hanno naturalmente votato, con il loro seguito di beghine e di ricoverati al Cottolengo, per la monarchia; ma la maggioranza è stata ugualmente netta per la repubblica».

Da Roma in giù accadeva invece quasi l’opposto. La vittoria della monarchia toccava punte altissime in diverse province meridionali, alimentando l’immagine di un Sud ancora fortemente legato alle strutture sociali e politiche del passato.

Non a caso Giorgio Amendola osservò amaramente che «vi sono larghe zone dell’Italia meridionale in cui ogni cosa sembra essere come era prima, sotto il fascismo; l’apparato politico e statale non è cambiato, ed il potere rimane nelle mani delle stesse famiglie».

Il Sud repubblicano che non ti aspetti

Eppure, proprio nel Mezzogiorno non mancavano eccezioni significative. In Calabria, ad esempio, nei comuni di Siderno e Gioiosa Jonica circa due terzi degli elettori – attorno al 65 per cento – votarono per la Repubblica.

Ancora più significativo fu il caso dell’area dell’attuale provincia di Crotone, dove la Repubblica prevalse in 21 comuni su 25, con Crotone in testa, mentre soltanto Crucoli, Rocca Bernarda, San Mauro Marchesato e Umbriatico votarono per la monarchia.

E lo stesso avvenne nelle altre regioni del Sud. In Campania, tra i municipi repubblicani, ritroviamo Torre Annunziata, Qualiano, Guardia Lombardi, Morra De Sanctis e Pisciotta; in Puglia Andria, San Severo, Manfredonia e Cerignola; in Basilicata Melfi e Avigliano; in Sicilia Misterbianco, Comiso, Canicattì, Niscemi, Casteldaccia, Corleone, Erice, Marsala e Pantelleria; in Sardegna Carbonia, Villasimius, Dorgali e Santa Teresa di Gallura.

Questi risultati rappresentarono una chiara controtendenza rispetto ad altre città e territori in cui la Monarchia risultò prevalente. Non furono casi isolati quelli in cui la Repubblica riuscì ad affermarsi, dimostrando come la geografia del voto fosse molto più sfumata di quanto suggerisse la lettura tradizionale.

È proprio in questo contesto che si colloca il lavoro di Francesco Florenzano. Analizzando con attenzione i risultati del referendum nei comuni del Mezzogiorno, il volume restituisce visibilità a una costellazione di comunità nelle quali il voto repubblicano trovò terreno fertile, elencando provincia per provincia tutti i comuni che si schierarono per la Repubblica, con schede dedicate anche al voto politico per l’Assemblea Costituente.

Il caso di Salerno e di Albanella

La provincia di Salerno rappresenta un osservatorio particolarmente interessante per comprendere il clima politico del Mezzogiorno nel passaggio dalla guerra alla democrazia. Tra il 1944 e il 1945 la città di Salerno ospitò il governo Badoglio e poi il primo governo di unità nazionale guidato da Ivanoe Bonomi, diventando di fatto la capitale politica dell’Italia liberata.

In questo contesto si colloca Albanella, nel Cilento interno, città natale di Florenzano, i cui elettori votarono per circa il 55 per cento in favore della Repubblica. Il richiamo a questa comunità non ha soltanto un valore biografico: il caso di Albanella, come quello di molte altre realtà locali analizzate nel volume, dimostra come anche nei centri apparentemente periferici del Mezzogiorno maturarono orientamenti politici e forme di partecipazione che contribuirono alla nascita della Repubblica.

Oltre il luogo comune storiografico

Il punto centrale che emerge da questa ricerca è che il voto del 2 giugno non può essere interpretato soltanto attraverso la tradizionale contrapposizione geografica tra Nord repubblicano e Sud monarchico. All’interno dello stesso Mezzogiorno convivevano orientamenti diversi, determinati da fattori storici, sociali e culturali specifici.

Le ragioni della prevalenza monarchica nel Sud sono note. In molte realtà meridionali la monarchia appariva come una forma di continuità istituzionale in un momento di grande incertezza. Dopo la caduta del fascismo e la fine della guerra, una parte significativa dell’opinione pubblica temeva che il cambiamento istituzionale potesse aprire una fase di ulteriore instabilità politica.

A questo si aggiungeva il peso simbolico del cosiddetto Regno del Sud. Dopo l’8 settembre 1943 la monarchia e il governo Badoglio si stabilirono nel Mezzogiorno sotto la protezione degli Alleati e per oltre un anno il Sud fu il centro dell’Italia ufficiale riconosciuta sul piano internazionale.

Ma accanto a queste motivazioni esistevano anche le ragioni di chi, nel Mezzogiorno, scelse la Repubblica. In molte comunità essa rappresentava la rottura con il passato e con le responsabilità della monarchia nella nascita e nel consolidamento del fascismo. In altre realtà il voto repubblicano fu alimentato dalla mobilitazione dei nuovi partiti di massa e dalle aspettative di rinnovamento politico e sociale che attraversavano il Paese nel difficile passaggio dal conflitto alla democrazia.

Il Mezzogiorno dell’Italia liberata fu attraversato da fermenti politici e sociali spesso sottovalutati, che prepararono il terreno alla partecipazione democratica del dopoguerra.

Il referendum del 2 giugno fu dunque, prima di tutto, una somma di scelte maturate nelle comunità locali: nelle piazze dei paesi, nelle sezioni dei partiti appena ricostituiti, nei circoli politici e nelle discussioni quotidiane di una società che stava lentamente uscendo dalla guerra.

Il merito del libro

Il merito principale di Il Sud che votò per la Repubblica è proprio quello di restituire complessità alla storia di quel voto e di contribuire a rivedere criticamente uno dei luoghi comuni più persistenti della narrazione pubblica italiana.

La nascita della Repubblica non fu soltanto il risultato delle regioni settentrionali, ma anche il prodotto del contributo di numerose comunità meridionali che, pur in un contesto complessivamente monarchico, scelsero la strada del cambiamento.

Ed è proprio nelle scelte maturate in queste comunità – nei paesi, nelle campagne e nelle piazze del Mezzogiorno – che si possono ritrovare alcune delle radici meno conosciute ma non meno importanti della nascita della Repubblica italiana.

Ricostruire questa storia significa comprendere meglio le radici della democrazia italiana e riconoscere il ruolo che anche il Mezzogiorno ebbe nel processo di fondazione della Repubblica.

Il lavoro di Francesco Florenzano si inserisce con merito in questo percorso di ricerca, offrendo agli studiosi e ai lettori uno strumento utile per rileggere con maggiore attenzione e senza semplificazioni una pagina decisiva della nostra storia nazionale.

Questa è la prefazione al libro Il Sud che votò per la Repubblica di Francesco Florenzano, in uscita il 17 aprile 2026 per i tipi della Edup.

Fonte
Pubblicato su Marioavagliano.it, 22 marzo 2026.
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