Articoli, Brevi Testi e Pensieri di MArio Avagliano
Mario Avagliano
Storico e scrittore

La storia italiana raccontata attraverso persone, documenti e memoria

Racconto la storia italiana attraverso libri, ricerche e incontri pubblici, con particolare attenzione alle vicende delle persone comuni e ai passaggi decisivi della nostra democrazia.

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Il primo voto delle donne a Cava de’ Tirreni: una storia di famiglia e di città

di Mario Avagliano

Un certificato elettorale del 1946 e il manifesto con le prime consigliere comunali raccontano quando anche a Cava de’ Tirreni le donne entrarono per la prima volta nella democrazia italiana.

Qualche giorno fa la mia amica Isabella Senatore mi ha inviato su WhatsApp una fotografia che mi ha emozionato. È il certificato elettorale della zia, Gemma Sergio, rilasciato dal Comune di Cava de’ Tirreni, la mia città di origine, per le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946.

Un foglio fragile, ingiallito dal tempo, piegato e consumato. Ma dentro quelle pieghe c’è una rivoluzione.

Per la prima volta nella storia d’Italia anche le donne votavano.

Quel documento non è solo un ricordo familiare. È la prova concreta di uno dei momenti più decisivi della nostra storia democratica.

Documento

Certificato elettorale di Gemma Sergio per le elezioni dell’Assemblea Costituente del 2 giugno 1946 rilasciato dal Comune di Cava de’ Tirreni

Certificato elettorale di Gemma Sergio, rilasciato dal Comune di Cava de’ Tirreni. Archivio famiglia Cataldo.

Una donna, una maestra, una scelta

Isabella mi ha raccontato che il certificato le è stato segnalato dalla cugina Marinita Cataldo, che vive a Milano. Sua zia Gemma era un’insegnante e quel 2 giugno 1946 al referendum votò per la Repubblica. D'altronde, era figlia di un comunista, Vincenzo Sergio, tra i fondatori del partito a Cava, sorvegliato dal regime fascista durante il Ventennio.

Gemma sposò poi il suo fidanzato, Francesco Cataldo, detto Nino, sottotenente dei bersaglieri, catturato dai tedeschi in Croazia e tornato in Italia nell'agosto 1945 dopo circa due anni di dura prigionia nei campi di concentramento tedeschi (Deblin, Oberlangen e Wietzendorf, dove furono rinchiusi anche Giovannino Guareschi e Alessandro Natta).

Nino fu un resistente, uno degli oltre seicentomila Internati Militari Italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica sociale, ai quali ho dedicato il libro “I militari italiani nei lager nazisti”, edito da Il Mulino.

Gemma Sergio e Francesco Cataldo: fotografie di famiglia (Archivio Isabella Senatore)

Francesco Cataldo in divisa

Francesco “Nino” Cataldo in divisa militare.

Gemma Sergio e Francesco Cataldo

Gemma Sergio e Francesco Cataldo.

Gemma Sergio e Francesco Cataldo

Gemma e Nino a passeggio.

Famiglia Sergio

Da sinistra: Giuseppina Donnarumma (madre), Gemma Sergio, Francesco Cataldo, Emilia Sergio (sorella). Accovacciata la sorella minore Maria Giovanna.

In quelle scelte personali – familiari, politiche, morali – si riflette il clima di un Paese che usciva dalla guerra e dal fascismo e cercava di ricostruire la propria democrazia.

Le prime donne elette a Cava de’ Tirreni

Alla storia del voto si lega anche quella della rappresentanza politica.

Grazie alla ricerca del gruppo Cava Storie, sappiamo che nelle prime elezioni amministrative democratiche della città furono elette anche tre donne nel Consiglio comunale:

Maria Casaburi
Maria Benincasa
Filomena Placido

Il manifesto ufficiale del Comune di Cava de’ Tirreni del 31 ottobre 1946 riporta i quaranta consiglieri comunali eletti. Tra quei nomi compaiono, per la prima volta, anche tre donne.

Manifesto del Comune di Cava de’ Tirreni del 31 ottobre 1946 con i nomi dei quaranta consiglieri comunali eletti nelle prime elezioni democratiche del dopoguerra (Archivio Cava Storie).

Manifesto del Comune di Cava de’ Tirreni del 31 ottobre 1946. Archivio Cava Storie.

È un fatto che oggi può sembrare normale, ma che allora rappresentava una novità assoluta nella vita politica locale.

Dalla fine del fascismo al ritorno della democrazia

La città, come gran parte dell’Italia, aveva vissuto oltre vent’anni senza elezioni libere.

Nel gennaio 1924 i fascisti avevano cacciato dall’aula consiliare il sindaco Raffaele Baldi. Da quel momento il Comune fu governato da podestà e commissari prefettizi.

Solo dopo la caduta del regime e la fine della guerra si tornò alle elezioni democratiche.

Il 2 giugno 1946, con il referendum istituzionale e l’elezione dell’Assemblea Costituente, l’Italia tornò finalmente a votare. E lo fece con una novità epocale: il suffragio universale, che riconosceva pienamente il diritto di voto alle donne.

Piccole storie che fanno la grande storia

Guardando il certificato elettorale della zia di Isabella ho pensato a quante storie simili esistono in ogni città d’Italia.

Donne che per la prima volta entrarono in un seggio, con emozione e forse anche con un po’ di timore, consapevoli di partecipare a qualcosa di nuovo.

In quel 2 giugno 1946 milioni di italiane votarono per la prima volta. Non era solo una scelta politica: era l’ingresso delle donne nella piena cittadinanza democratica.

Sono proprio queste piccole storie familiari e locali che compongono la grande storia del nostro Paese.

Un ricordo personale

Pensando a quella giornata mi viene in mente anche la mia famiglia.

Il 2 giugno 1946 mia madre, Rosalia Redi, aveva appena un anno. Mia nonna Concetta Lamberti, detta Tina, classe 1924, invece, andava per la prima volta a votare. Aveva sposato il 27 settembre 1944 un tenente dell'esercito, Mario Redi, originario di Ascoli Piceno, sette anni più grande di lei.

Il giorno delle nozze mio nonno Mario era in divisa e alla fine della cerimonia, usciti dalla chiesetta di San Vincenzo di Cava de' Tirreni, di fronte alla villa comunale, i due sposini passarono sotto un arco di sciabole sguainate al grido di "attenti" e alzate al cielo dai colleghi militari.

Un amore sbocciato sotto le bombe. Mio nonno dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 si era unito agli Alleati e aveva collaborato a liberare l'Italia dai nazifascisti vestendo la divisa inglese.

Come tante altre donne italiane, mia nonna Tina entrava in una cabina elettorale portando con sé non solo una scheda, ma il peso di una lunga esclusione e la speranza di un futuro diverso.

È da queste storie che nasce anche il mio libro “Voto alle donne!” (Einaudi), dedicato proprio alla lunga battaglia che portò le italiane dalle suffragette alla Costituente.

E ogni volta che riemerge un documento come quello della zia di Isabella, la storia torna improvvisamente viva: non più solo nei libri, ma nelle vite delle persone.

Il libro

Nel mio libro Voto alle donne! (Einaudi) racconto la lunga battaglia che portò le italiane dalla rivendicazione del suffragio fino alla conquista del diritto di voto nel 1946 e alla loro presenza nell’Assemblea Costituente.

Le storie delle prime elettrici, dei certificati elettorali conservati nelle famiglie e delle prime amministratrici locali – come quelle di Cava de’ Tirreni – sono tasselli fondamentali di quella conquista.

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Dalle storie locali alla storia nazionale

Le vicende delle prime elettrici e delle prime amministratrici locali fanno parte di una trasformazione molto più ampia: la conquista del voto femminile in Italia.

Anche le piccole storie di città come Cava de’ Tirreni – i certificati elettorali conservati nelle famiglie, le prime donne elette nei consigli comunali – sono tasselli fondamentali di quella conquista.

Perché la grande storia nasce sempre da storie concrete, vissute da persone reali.

Hai in famiglia documenti o storie legate al voto del 1946?
Certificati elettorali, fotografie, ricordi di nonne o parenti che votarono per la prima volta.

Se vuoi raccontarmeli puoi scrivermi: potrebbero diventare parte di una nuova raccolta di storie sulla nascita della democrazia italiana.

Fonte
Pubblicato su Marioavagliano.it, 12 marzo 2026.
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