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'Tempesta'. Gruber, storia di famiglia tra nazismo e fascismo

di Mario Avagliano
 
In ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale. Che non risparmia neppure una terra di frontiera come il Sudtirolo, dove anzi l’oscuro passato di molte persone è segnato da due dittature: l'una subita, il fascismo, l'altra sciaguratamente scelta, il nazismo. Dopo il successo di Eredità, Lilli Gruber in questo secondo capitolo della saga della sua famiglia, intitolato Tempesta (Rizzoli, pp. 294, euro 19), riprende la narrazione della vicende di Hella Rizzolli, la sua prozia maestrina dalla penna nera infatuata di Hitler, per seguirla attraverso gli anni violenti della seconda guerra mondiale.
Avevamo lasciato Hella e la sua famiglia perseguitati dal fascismo, perché colpevoli di voler difendere la loro lingua e identità, dopo che nel novembre del 1918 il Sudtirolo e i suoi oltre 250.000 abitanti di lingua tedesca erano passati di colpo dall’Impero austro-ungarico all'Italia. Anche la maestrina era stata portata via dai carabinieri, venuti a prenderla fino in casa dei suoi genitori, a Pinzon, nel 1938. Era stata gettata in prigione, interrogata, condannata al confino dai fascisti in un villaggio in Basilicata. E tutto per aver insegnato il tedesco ai bambini nelle scuole clandestine del Sudtirolo.
 
Il racconto avvincente della vita di Hella, sospeso tra la Storia e la narrativa, e basato su lettere, diari, interviste e documenti d’archivio (con qualche licenza d’immaginazione nella ricostruzione dei dialoghi e di alcuni personaggi), riprende nel 1941, con l’avvio della campagna di Russia, in un’Europa in cui il nazismo dilaga vittorioso.
Hella crede ancora nel Führer, ma lui le sta strappando ciò che ha di più prezioso al mondo: l’adorato fidanzato Wastl, che parte per il fronte russo dopo un’ultima settimana d’amore a Berlino. Sul treno che la riporta a Pinzon, la maestrina conosce un giovane comunista tedesco, Karl, che sotto falsa identità è in fuga da una Germania ormai troppo pericolosa per i nemici del nazismo. Suo padre è stato tra i primi a essere arrestati durante l’epurazione dei comunisti del marzo 1933; la fidanzata Ida è ebrea. Lui ha deciso di rifugiarsi in Sudtirolo.
Ma neppure quella terra incantevole, chiusa tra le montagne, è al sicuro dalle tempeste della storia. L’orrore del nazismo e la realtà della guerra arrivano anche lì, con la loro scia di spie, delatori, approfittatori, e l’appendice violenta della persecuzione degli ebrei, degli oppositori politici e dei disabili (tra cui i 299 pazienti «optanti» dell’ospedale psichiatrico di Pergine, quasi tutti soppressi nel criminale piano nazista Aktion T4). Nel frattempo Wastl muore in combattimento in Russia, Hella si risveglia dal sogno nazista, scoprendo che si tratta di un incubo, e Karl è costretto a confrontarsi con il Mostro nazista, nei panni del fratellastro Oskar.
Una storia d’amore e di sofferenza. Ma nella parabola di Hella si disegna anche la tragedia di un popolo, quello sudtirolese, intrappolato tra due regimi sanguinari e prigioniero di un dilemma: salvarsi la vita o salvarsi l’anima? Un dilemma che molti risolsero facendo la scelta sbagliata, aderendo alla croce uncinata, come Hubert, lo zio della Gruber, fratello maggiore della madre, che partì volontario a diciotto anni. E nel dopoguerra ci fu perfino chi aiutò i familiari di alcuni gerarchi nazisti, tra cui Mengele, Himmler e Göring, a trovare rifugio e una nuova vita in Sudtirolo.
Molti sbagliarono ma non tutti, come sottolinea l’autrice. Perché anche nel Sudtirolo ci fu chi coraggiosamente, come il canonico Michael Gamper e la nipote Marta, pur difendendo il Deutschtum, la germanicità, nel 1939 si schierò tra i Dableiber, ovvero quel 13 per cento di sudtirolesi che non optò per la Germania, osteggiando e combattendo, per quanto possibile, la follia nazista.
 
(Il Messaggero, 25 ottobre 2014) 

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