Articoli, Brevi Testi e Pensieri di MArio Avagliano
Mario Avagliano
Storico e scrittore

La storia italiana raccontata attraverso persone, documenti e memoria

Racconto la storia italiana attraverso libri, ricerche e incontri pubblici, con particolare attenzione alle vicende delle persone comuni e ai passaggi decisivi della nostra democrazia.

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Copertina - Di pura razza italiana

Di pura razza italiana. L’Italia «ariana» di fronte alle leggi razziali

Autori: Mario Avagliano e Marco Palmieri — Editore: Baldini & Castoldi — Collana: I Saggi — Anno: 2013 — Pagine: 448 — Prezzo: € 18,90 — ISBN: 9788868520547

Copertina - Di pura razza italiana

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Scheda Editore

Il giudizio di Aldo Cazzullo
«Pagine emozionanti, che colpiscono e indignano. Una cronaca impietosa, una sorta di “romanzo criminale” dell’antisemitismo italiano».
Il giudizio di Roberto Olla
«Un libro necessario, perché il binario su cui correvano le opere di divulgazione su questo tema era troppo stretto nel dualismo fra le leggi razziste volute dal regime da un lato e i giusti italiani dall'altro. Per questo è un libro da divulgare, se vogliamo che il nostro presente faccia i conti col nostro passato».
Una voce dal libro
«Tutti gli Ebrei, anche Italiani nati, tutti via dall’Italia. Devono sparire dalla circolazione questi porci pelandroni pigri e parassiti. Speriamo che il Consiglio dei ministri del 1° Ottobre dia ancora l’ultimo colpo di grazia a questa razza fetente per toglierli dalla circolazione».
(lettera anonima a Mussolini)

Slogan

Per la prima volta viene messa a fuoco la reazione di complicità, indifferenza, opportunismo, e in rari casi di solidarietà, degli italiani “ariani” ai provvedimenti e alla persecuzione antiebraica nel nostro Paese. Un libro potente di denuncia. Una lettura necessaria.

Scheda del libro

«È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti». Così recitava il Manifesto della razza che nel luglio 1938, dopo una virulenta propaganda sui giornali, ufficializzò la svolta antisemita dell’Italia fascista. Entro novembre il regime passò dalle parole ai fatti, varando le cosiddette leggi razziali che equivalsero alla «morte civile» per gli ebrei, banditi da scuole, luoghi di lavoro, esercito, ed espropriati delle loro attività.
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La bella gioventù dell'epoca (universitari, giornalisti e professionisti in erba) rappresentò l'avanguardia del razzismo fascista. Molti di loro avrebbero costituito l'ossatura della classe dirigente della Repubblica, cancellando le tracce di quel passato oscuro.

Non a caso, per lungo tempo la persecuzione è stata declassata dalla memoria collettiva, e da una parte della storiografia, a una pagina nera che gli italiani, in fondo «brava gente», avrebbero subìto passivamente.

Per restituirci un’immagine quanto più veritiera possibile dell’atteggiamento della popolazione di fronte alla persecuzione dei connazionali ebrei, Avagliano e Palmieri hanno compiuto una ricognizione di un’enorme mole di fonti dal 1938 al 1943.

Ne è emersa una microstoria che narra un «altro Paese», fatto di persecutori, agit-prop, delatori, spettatori indifferenti e sciacalli che approfittarono delle leggi per appropriarsi dei beni e delle aziende degli ebrei.

Complessivamente in quegli anni bui milioni di persone si scoprirono di pura razza italiana e i provvedimenti razziali riscossero il consenso maggioritario della popolazione.